Pagine e visioni

Alterna due sguardi, volti a costruire biblioteche e cineteche per parlare di infanzia

Visioni a cura di Elisa Rossoni

Questioni di Francesca Romana Grasso e Marina Petruzio

 

Questioni

Di carezze e baci

di Francesca Romana Grasso e Marina Petruzio

Nell’eterna querelle che vede l’Italia figurare tra i pochi Paesi europei in cui non è obbligatoria l’educazione sessuo-affettiva a scuola: come si può comprendere cosa ci fa stare bene e cosa male se non abbiamo le esperienze per “imparare” e le parole per “pensare” cosa desideriamo e cosa no? Come possiamo affinare la capacità di capire cosa desidera l’altra persona, quella con cui ci relazioniamo?

Relegare alle famiglie o ai servizi educativi l’intera responsabilità significa sminuire l’evidenza: l’affettività riguarda ogni istante della nostra vita ed è alla base dell’architettura sociale. In mancanza di palestre di educazione sentimentale e civica nelle scuole, validiamo l’idea secondo cui ben-essere e ben-agire non sono “competenze spendibili” di basilare importanza per una progressione collettiva desiderabile. Non fosse drammatico si potrebbe ridere.

Oggi i polpastrelli delle persone di ogni età, ahimè anche di pochi mesi, sfiorano continuamente, compulsivamente, touchscreen che sono allo stesso tempo un dispositivo di input e output caratterizzato da affettività unilaterale, velocità, principio di soddisfazione immediata che giunge prima ancora di aver riconosciuto il desiderio. Non è una visione nichilista affermare che per molti aspetti col progredire delle conoscenze scientifiche diminuisce la capacità di connettersi con le altre persone in maniera significativa affidandosi a forme più arcaiche di sapere poiché questa modalità annulla il feedback.

Da parte degli adulti spesso abbracci, baci, sguardi sono elargiti senza una reale presenza a sé stessi e a chi sono destinati. Purtroppo poi persiste ancora in molti luoghi, anche educativi, la consuetudine di chiedere un bacio in cambio di altro, errore talmente misconosciuto che nel libro Il Ghiribizzo (2014) la penna di Bruno Tognolini e le splendide illustrazioni di Giulia Orecchia mettono in scena una maestra che appare addirittura grottesca nella sua incapacità di cogliere i bisogni di un allievo con un bisogno compulsivo di movimento, come lascia intendere la presenza-denuncia di farmaci nelle illustrazioni alludendo all’abuso che forse se ne fa. La gestione della sua presenza in classe viene così stabilita: “ti alzi due volte sì e due no, ti alzi e salti quando facciamo cinque minuti di giungla, ti alzi però vieni a darmi un bacio, altrimenti penitenza: stai fermo e zitto per cinque minuti interi”. Questa rappresentazione mette al centro la coppia madre-maestra mentre decide come gestire l’irrequietezza del piccolo Mattia, 7 anni: non si tiene conto delle sue, seppur in divenire, capacità di gestione degli impulsi che non vengono riconosciute come tali ma piuttosto come monellerie degne di punizione. Ma avviene anche altro: la maestra tra le sue regole prevede anche che Mattia le dia un bacio in cambio di qualcosa, in questo caso vitale, come il permesso di alzarsi. E questo è esattamente ciò che non deve mai essere tollerato: insegnare l’uso dell’affettività come merce di scambio in una condizione in cui non è possibile alcuna autodeterminazione è un abuso, tanto quanto lo è imporre il bacio alla vicina, ai parenti, agli amici:  si insegna così che quello che vuoi tu non ha importanza, devi fare ciò che dico io! Serve invece un’educazione socio-sessuo-affettiva in cui l’esercizio delle proprie e altrui manifestazioni affettive e sessuali avviene all’insegna dell’autoregolazione e del consenso.

La chiave del con-tatto, anche di quello visivo, è purtroppo drammaticamente trascurata nella quotidianità. Il con-tatto è la base della connessione: toccare la pelle umana è un atto estremamente delicato ed evoluto, poiché la pelle deriva dallo stesso foglietto embrionale, l’ectoderma, da cui si forma, per invaginazione, il sistema nervoso centrale. Toccare la pelle significa toccare direttamente il cervello!

L’educazione all’autodeterminazione è fondamentale: studi sulla prossemica mostrano che il contatto salva la vita, l’assenza di contatto è, ed è stata, causa di morte per molti neonati. Essere guardati negli occhi, e visti, significa esistere.

Al contrario, essere toccati inaspettatamente, da dietro, distrattamente, è un potenziale atto d’incuria o violenza, come ben ha mostrato Elinor Goldschmied durante le formazioni in cui riproponeva al personale educativo gesti frettolosi e distratti osservati nel fare quotidiano con bambini e bambine.

L’antropologo Ashley Montagu (2021) mette in evidenza come l’essere umano necessita di una cura che contempla carezze, sollevamenti delicati, amorevolezza: non si diventa mai troppo grandi per connessioni profonde, vero è però il contrario, in loro assenza il perimetro che regola le relazioni interpersonali si ispessisce (metaforicamente parlando) e diviene barriera anziché limite sul quale si giocano le dinamiche della conoscenza reciproca.
La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo e troppo spesso trascurato se teniamo conto di quanto straordinario sia il potere di una carezza: non solo nutre affettivamente, ma concorre attivamente a favorire autoregolazione rispetto alla temperatura, risveglia o seda, agisce come antidepressivo, rinforza e aumenta l’eccitazione, aumenta l’autostima, allena le capacità percettive raffinandole, agisce sulla coscienza, fa sentire vivi! (Didier, 2017).

Di quali strumenti, dunque, disponiamo per educare alle relazioni con altre persone?

In primo luogo l’esempio: quando un adulto chiede il permesso di toccare il corpo altrui, di avvicinarsi, verbalizza il proprio fare, manifesta esplicitamente l’importanza di tener conto dell’altro avvalora nei fatti ciò che spesso è suggerito a parole: stai attento, presta attenzione...

In secondo luogo adottando come routine periodiche, ad esempio a cadenza settimanale, giochi brevi, di gruppo o a coppie, che esercitino le competenze di avvicinamento, contatto, saluto e allontanamento per sviluppare la sensibilità necessaria nell’approccio con altre persone: molto bene funzionano giochi basati su incontri fugaci, che si sostanziano nelle cerimonie di avvicinamento-contatto-saluto proprio per ritualizzare gesti comuni nelle relazioni. Il valore degli incontri fugaci consiste nell’esercizio di dedicare a più persone gesti rispettosi e accoglienti.

Anche esperienze quali l’allestimento collettivo di opere temporanee educano a rispettare lo spazio e le distanze di cui noi e l’altra persona sentiamo il bisogno, ovvero si impara a gestire i feedback che ci arrivano in risposta al nostro agire (Munari, 1995).

Tutti gli "Strumenti di lavoro" (i contenuti: testi, immagini, files ecc.) e le informazioni pubblicate attraverso il sito internet di Bambini S.r.l. sono resi disponibili secondo le specifiche "Creative Commons License"  BY-NC-ND 4.0 che consente l'ampia condivisione delle proprie opere con alcuni diritti riservati. L'utente può scaricare, riprodurre, distribuire, comunicare ed esporre in pubblico i suddetti "Strumenti di lavoro", rispettando le seguenti condizioni: (i) Attribuzione – la paternità dei contenuti deve essere attribuita in modo esplicito alla fonte Bambini S.r.l. e, ove esplicitato, dell'autore; (ii) Non commerciale – i contenuti non possono essere utilizzati per fini commerciali; (iii) Non opere derivate – i contenuti non possono essere trasformati né utilizzati per creare materiali derivati.

Abbonamento Bambini

Per acquistare il fascicolo