a cura di Cinzia D’Alessandro e Federica Valeria Villa

 

Educare il bambino all’ozio, di Giovanni Mari

Chi ha paura che i bambini si annoino?, di Cinzia D’Alessandro

Come il bozzolo per la farfalla, di Annalisa Schirato e Silvia Ronchi con la collaborazione di Maddalena Trentin

Riscoprire il bello dell’annoiarsi, di Giulia Ravaglia e Federica Valeria Villa

I bambini e il gioco: annoiarsi si può, di Marta Versiglia

Educare i genitori alla “magia dell’ozio”, di Monica Cerruti

 

In un’era attenta al mondo dell’infanzia, assistiamo ad alcune evidenze che meritano riflessione, non tanto perché caratterizzino le vite dei bambini ma perché, con ogni probabilità, da lì hanno origine le cause di meccanismi involutivi, le cui risonanze preoccupano negli anni dalla primaria in avanti.

La “noia di vivere” e la mancanza di desiderio degli adolescenti, segnalate da psicologi e pedagogisti, necessitano di essere comprese in una prospettiva evolutiva ed educativa per essere prevenute.

La riflessione proposta in questo approfondimento si interroga rispetto alle opportunità che le progettazioni educative hanno, dai nidi alle scuole primarie, nel creare un ambiente di crescita in cui la prospettiva dello sviluppo non sia solo proiettata al fare ma legittimi il diritto all’ozio, dove anche il non fare nulla abbia altrettanto valore educativo.

Il tempo dell’ozio è intimo, un luogo dove l’essere umano si confronta con se stesso e si interroga sul senso delle cose, contrapposto a un’idea consumistica del tempo libero che invece sembra prevalere.

Costruire ambienti educativi che riconoscano il diritto all’ozio, quali luoghi di sospensione, contribuisce anche a creare lo spazio per interrogarsi sull’ombra della noia, stato d’animo sconosciuto ai bambini eppure presente nelle preoccupazioni dei genitori.

I servizi educativi possono così contribuire a tenere alta un’idea d’infanzia in cui il formarsi del bambino avviene in un progetto che contempli la continuità tra fare e non fare e dove persino la noia possa essere vissuta come un valore, un rifugio da cui ripartire per spiccare nuovi voli.

 

Bambini, n. 4, aprile 2019

 

 

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