Dall'Europa

a cura di Valentina Morsenchio

Racconta punti fermi, questioni aperte e temi caldi ogni volta da un Paese diverso, per conoscere e conoscerci anche attraverso altre prospettive.

 

In Europa

Le parole, fin qui raccolte, di pedagogisti e professionisti impegnati da tempo nella ricerca e nel lavoro sul campo per la costituzione e l’attuazione di un sistema integrato 0-6 per l’educazione e la cura della prima infanzia (ECEC) permettono di aprire alcune prime riflessioni.

  

Alcuni traguardi raggiunti

Sebbene sembri sussistere grande varietà in relazione alla storia dei Paesi, alle scelte politiche e amministrative e alle peculiarità territoriali, si possono rintracciare alcuni tratti in comune ai traguardi raggiunti nello 0-6 negli Stati europei presi in esame.

Dai racconti della maggior parte degli esperti intervistati sembra emergere che sia ancora precoce parlare di un vero e proprio sistema integrato, fatta eccezione per Romania, Danimarca e Finlandia, dove sembrano raccogliersi i frutti del lavoro degli anni passati e dove si possono osservare alcuni vantaggi che il sistema 0-6 ha portato: per fare qualche esempio, la trasversalità di un pensiero pedagogico che integra educazione, cura, didattica e apprendimento; la collaborazione tra professionisti con competenze molteplici; la ricchezza delle interazioni tra bambini di età differenti...

Dalle parole degli esperti degli altri Paesi emerge invece in prevalenza una distinzione tra i servizi 0-3 e i servizi 3-6, che risultano separati non solo nei pensieri e nelle pratiche, ma anche nella gestione, affidata a Ministeri differenti e sostenuta da enti privati, da una parte, e pubblici, dall’altra.

Negli ultimi cinque anni sembra sia cresciuta l’attenzione rivolta alla prima infanzia anche a livello politico e sociale e, di conseguenza, la consapevolezza dell’importanza di un pensiero educativo e pedagogico da rivolgere ai servizi 0-6.

È accaduto così che la maggior parte dei Paesi abbia lavorato alla costruzione di nuove linee-guida che fungono da cornice pedagogica ai pensieri e alle pratiche dei servizi educativi di ciascun territorio.

Si è registrato inoltre un aumento generalizzato del tasso di iscrizione ai servizi, sebbene con differenze tra Paese e Paese, come conseguenza di una maggiore attenzione e consapevolezza da parte delle famiglie sul ruolo dell’educazione sin dalla prima infanzia.

È emerso, infine, che molti Stati europei tra quelli raggiunti in questa rubrica hanno lavorato sul tema della formazione degli insegnanti e degli educatori, attraverso la costituzione di corsi di laurea specifici e curricula ad hoc perché il percorso formativo dei professionisti dell’educazione sia uniforme, in grado di fornire competenze plurime e uno sguardo trasversale alle fasce d’età.

 

Le questioni ancora aperte

Restano aperte alcune questioni che, per alcuni aspetti, si intrecciano alle riflessioni sui traguardi raggiunti. Uno dei temi al centro delle riflessioni riguarda l’amministrazione dei servizi che, come si accennava, vede i servizi 3-6 prevalentemente gestiti dai Ministeri dell’Educazione, mentre lo 0-3 nelle mani di altri Ministeri più connessi alle politiche sociali. Questa distinzione, che si riflette direttamente sulla questione degli enti che finanziano i servizi, per lo più legati al privato per lo 0-3 e al pubblico per il 3-6, sembra ostacolare la costituzione di un sistema integrato.

Un’altra delle questioni che restano aperte ha a che fare con la grande varietà dei servizi presente in ogni Stato europeo, sia in relazione alle differenze territoriali in materia di attuazione delle leggi nazionali sia in tema di offerta di servizi tra pubblico e privato, che in termini di qualità delle proposte.

Questi fattori sembrano incidere sul tasso di iscrizione dei bambini, specialmente al di sotto dei 3 anni: in alcuni Paesi accade, per questa fascia d’età, che lo Stato offra sussidi alle famiglie che affidino la cura dei figli a persone vicine; in altri la scelta di frequentare servizi per l’infanzia è lasciata alle famiglie con la conseguenza che in diversi casi, a causa della scarsa qualità di alcune realtà o della carenza di posti o, ancora, della debole immagine che hanno i servizi, il tasso di frequenza resti ancora basso.

A queste riflessioni si aggiunge la questione dell’autonomia dei servizi, sia nella formazione richiesta ai professionisti sia nell’attuazione di norme e linee guida, che nelle scelte educative proprie di ogni realtà. La mancanza di coordinamento e uniformità nelle linee generali sembra inficiare la qualità dell’offerta educativa di alcuni Paesi.

Infine, uno dei temi cardine su cui si svolgono le riflessioni riguarda la questione del rapporto numerico tra bambini e adulti presenti nei servizi: sembra essere ancora troppo basso il numero di adulti in relazione ai bambini. Alcuni Paesi stanno lavorando alla formazione e all’assunzione di educatori e insegnanti da collocare nei servizi, anche grazie al contributo dei Governi che, in alcuni territori, stanno investendo in questa direzione nell’ottica più generale di un miglioramento della qualità dei servizi per la prima infanzia.

 

Il dibattito attuale

Tutti i Paesi sino a qui coinvolti sono al lavoro sulle questioni aperte.

In tutta Europa si sta lavorando alla stesura di nuove linee-guida pedagogiche e all’implementazione di quelle già esistenti che risultano però ancora non attuate in modo uniforme. D’altro lato si sta pensando a nuovi curricula pedagogici che sostengano lo 0-3 e il 3-6 nel tentativo di creare continuità tra le due tipologie di servizi.

Le attenzioni di molti Paesi sono rivolte poi alla formazione degli insegnanti attraverso la creazione di corsi di laurea specifici per nuovi professionisti e investendo su corsi di formazione e aggiornamento per chi già è inserito nei servizi.

Un’altra delle questioni su cui poggia il dibattito attuale ha a che fare con la costruzione di una rete tra professionisti che permetta scambi e momenti di lavoro congiunto tra educatori e insegnanti.

Infine, la maggior parte dei Paesi coinvolti ha manifestato l’urgenza di lavorare sul tema della relazione tra servizi e famiglie, sia con cura pedagogica alla costruzione di una collaborazione continua e costante nei pensieri e nelle pratiche, sia con attenzione organizzativa alla creazione di nuovi posti nei servizi 0-6, così che le famiglie abbiano opportunità di scegliere di inserire i propri figli in percorsi educativi sin dalla prima infanzia.

Il quadro, dunque, è complesso e variegato: molte sono le conquiste e i passi già compiuti, molti ancora i tratti da percorrere. Da questa prima analisi parziale emerge in linea generale che, seppure con grandi differenze, tutti stanno dedicando attenzioni e pensieri alla costituzione di un sistema educativo integrato per la prima infanzia.

 

Abbonamento Bambini

Per acquistare il fascicolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta l’informativa estesa sui cookie. Proseguendo la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie.