Dall'Europa

a cura di Valentina Morsenchio

Racconta punti fermi, questioni aperte e temi caldi ogni volta da un Paese diverso, per conoscere e conoscerci anche attraverso altre prospettive.

 

In Belgio

Le parole di Perrine Humblet e Joëlle Mottint provano a mettere a fuoco  la realtà dei servizi educativi 0-6 del territorio belga,  attraverso il racconto dei risultati fino a ora raggiunti,  delle criticità ancora da affrontare, dei temi su cui si anima oggi il dibattito.

  

Un traguardo raggiunto per i servizi 0-6

Un aspetto positivo in tema di prima infanzia riguarda l’alto livello di servizi offerti ai bambini e alle bambine al di sotto dei 6 anni d’età, anche se in Belgio si è ancora distanti dalla possibilità di parlare di continuità tra 0-3 e 3-6.

L’organizzazione di asili nido e scuole dell’infanzia ha avuto uno sviluppo differente dopo la metà del Diciannovesimo secolo a causa delle politiche sociali ed educative cui rispondono. I bambini sotto i 3 anni hanno la possibilità di frequentare le strutture francesi e fiamminghe presenti sul territorio; i bambini invece dai 2 anni e mezzo ai 6 possono frequentare la scuola dell’infanzia gratuita e non obbligatoria.

I traguardi più recenti riguardano la fascia d’età sotto i 3 anni con specificità relative alle aree nelle quali i servizi si trovano. Nella comunità fiamminga, infatti, esiste dal 2014 il corso di studi in Pedagogia della prima infanzia come risultato dello sforzo comune di differenti attori istituzionali e organizzazioni che si occupano di lifelong learning, sebbene negli asili nido i neolaureati occupino solamente posizioni manageriali e non siano impiegati direttamente sul campo. Fino ad oggi non sono stati messi a disposizione fondi per l’assunzione di nuovi laureati all’interno delle équipe, sebbene la laurea rappresenti un passo necessario per garantire un equivalente livello di formazione ai professionisti della fascia dello 0-3 e del 3-6.

Nell’area francese, invece, non è stato ancora pensato un corso di laurea specifico per l’educazione alla prima infanzia. Negli anni è stato sviluppato, grazie alla collaborazione tra le parti interessate, un curriculum psico-pedagogico che funge da cornice di riferimento e si fonda su una concezione dinamica dell’apprendimento, della costruzione della conoscenza e delle pratiche. Al centro dell’osservazione permangono le condizioni educative per i bambini sotto i 3 anni e i servizi di pre, post scuola e centri estivi nell’ottica di creare continuità educativa tra servizi presenti sul territorio.

Ciò che accade però è che gli educatori non risultano formati a sufficienza per essere autonomi nella gestione della pratica educativa senza il supporto che potrebbero portare futuri laureati.

 

Le questioni ancora aperte

Il contesto belga dei servizi educativi per la prima infanzia è articolato e risulta frammentato, sia perché vi convivono tre comunità – francese, fiamminga, tedesca – sia perché la responsabilità dei servizi risulta divisa tra il Ministero dell’Educazione, che si occupa della scuola dell’infanzia, e il sistema di welfare, incaricato della gestione di asili nido e servizi di pre e post scuola.

Le conseguenze della separazione tra 0-3 e 3-6 in Belgio sono molte: regolamenti differenti applicati a questioni quali l’accesso, la dimensione dei gruppi, la quota di iscrizione, i finanziamenti, i curricula, il rapporto tra bambini e adulti, la laurea e la formazione di educatori e insegnanti, gli stipendi e così via. La possibilità di integrare i due sistemi non è stata quasi mai oggetto di discussione fino a che, in tempi recenti, le organizzazioni che si occupano di continuità educativa hanno messo in evidenza la necessità di un dialogo tra le due parti.

Uno degli argomenti di discussione caldi concerne lo sguardo rivolto ai bambini che, sotto i 3 anni, li considera in prospettiva olistica, mentre dai 3 anni in poi si rivolge a loro in quanto alunni. Un secondo punto critico ancora da affrontare riguarda la cura di alcuni momenti quali l’accoglienza dei bambini alla scuola dell’infanzia e l’affiancamento alle famiglie al momento del primo ingresso nel servizio, ma anche nelle routine quotidiane (accoglienza, laboratori, intervalli, pasti, riposo e così via). Nessuno di questi passaggi è infatti progettato perché diventi un’esperienza di senso e valore sia per i bambini sia per le famiglie e perché si realizzi una continuità tra servizi educativi.

 

Il dibattito attuale

Una delle questioni aperte per “migliorare il percorso scolastico degli studenti e per risolvere errori e disuguaglianze educative” (Ministero dell’Educazione, Pact for ensuring excellence in educational system)riguarda la considerazione delle scuole dell’infanzia come parte di un unico sistema educativo che inizia con il primo anno di scuola dell’infanzia e si conclude con il terzo anno di scuola secondaria.

È necessario, inoltre, per creare continuità tra nidi e scuole dell’infanzia, dedicare alcune riflessioni agli obiettivi e al significato che riveste il momento dell’accoglienza di bambini di 2 anni e mezzo per garantire un passaggio di successo dall’asilo nido alla scuola dell’infanzia, per rinforzare la relazione con le famiglie e per stabilire relazioni di qualità tra tutti i professionisti della prima infanzia. La prospettiva generale mira dunque a supportare la collaborazione tra le due fasce di servizi e non la loro integrazione in ottica di continuità.

La nuova Community Policy Declaration 2019-2024 offre linee guida chiare che mirano a creare un corso di laurea in Educazione e Cura per la prima infanzia e che fungano da fondamento per pensieri e pratiche nei servizi educativi. D’altra parte, si assiste alla crescita del numero di iniziative dal basso che provano ad appianare le differenze così evidenti tra il pensiero e la pratica delle scuole dell’infanzia e la prospettiva olistica del bambino, che invece sostiene i servizi per i bambini sotto i 3 anni. Sarà interessante osservare se questa crescita continuerà e avrà ampio sviluppo e se queste nuove pratiche daranno avvio a un cambiamento profondo. D’altra parte si teme, come risposta, il rischio di scolarizzazione sia delle scuole dell’infanzia che degli asili nido.

 

Perrine Humblet, Université Libre de Bruxelles, specializzata in politiche e programmi per la prima infanzia e in fattori sociali per la salute. Lavora come esperta presso il Childhood Observatory of Brussels.

Joëlle Mottint, Ricercatrice e formatrice presso l’associazione belga di lingua francese RIEPP (Réseau des Initiatives Enfants-Parents-Professionnel·le·s). Lavora sui temi dell’accessibilità, della relazione tra famiglie e educatori, della diversità e del gioco outdoor nell’ambito dell’educazione per la prima infanzia.

 

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