Rilanci

a cura di Giovanna Carugo

Rilanci racconta punti fermi, questioni aperte e prospettive ogni volta attraverso la voce di un soggetto che lavora per i diritti dell’infanzia.

 

Ripartire da zerosei

Giancarlo Cavinato, già dirigente scolastico, attivo nel MCE, propone a nome dell’associazione punti fermi, obiettivi e proposte per i servizi educativi 0-6

 

Punti fermi da mantenere

Nel 2020 ricorre l’anniversario della nascita di Gianni Rodari. Forse proprio per questo, nel cercare di condividere con altre associazioni la preoccupazione per la terribile situazione creatasi con il Covid-19 e il bisogno di stringere alleanze e di progettare azioni significative per dare nuovamente spazio all’educazione e alla tutela dei diritti dell’infanzia, abbiamo tratto ispirazione da parole e pensieri di Gianni.

I documenti che come Movimento di Cooperazione Educativa abbiamo prodotto e diffuso assieme al Cemea, al Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia, alla Rete di Cooperazione Educativa, si intitolano Una scuola grande come il mondo e Grammatica per la riapertura (www.mce-fimem.it). Il fulcro pedagogico di tali proposte risiede nel binomio “scuola e città”. Pensiamo che sia necessaria una riformulazione pedagogica dei principi e dell’organizzazione dei contesti di vita per la prima e la seconda infanzia. Sostenendo, come facciamo nell’ambito della rete “EducAzioni”, che raccoglie nove reti e tavoli del civismo democratico, l’importanza fondamentale dei primi mille giorni di vita, oltre i quali, e tanto più nella situazione che abbiamo sofferto, si rischia che i giochi siano fatti... Che deprivazione culturale ed educativa si sommino a povertà materiale, ad assenza di strutture adeguate, a isolamento socio-culturale in tante aree fragili del Paese. Save the Children lo sostiene e i dati ISTAT lo dimostrano.

Al di là delle indispensabili condizioni di base per la sicurezza di tutti, come MCE pensiamo a un rapporto di osmosi fra la scuola in tutte le sue accezioni e fasce d’età e la città. Oggi più che mai garantire esperienze significative, spazi di esplorazione e ampliamento della percezione e della rappresentazione della realtà, rielaborazione delle emozioni legate al periodo di chiusura tornando a vivere in serenità e apertura a sé, agli altri, al mondo, richiede, per tradursi in quella che amiamo definire un’educazione emancipatrice, l’istituzione di precise connessioni e interdipendenze fra quanto possono offrire il territorio, la città, nei suoi molteplici aspetti, e la scuola.

Se questa apertura potrà avvalersi di conferenze interistituzionali dei servizi educativi, dei servizi sociali, delle opportunità offerte dal territorio nelle sue dimensioni economiche, culturali, ambientali, producendo buoni patti territoriali la cui governance non può che essere della scuola, dei contesti educativi, dei suoi operatori, si potrà produrre un felice connubio fra gli spazi interni e l’ambiente, e il ritorno alla normalità sarà più sereno con meno precauzioni e timori limitanti. Ricordiamo al riguardo le proposte di Francesco Tonucci, di Gianfranco Zavalloni, gli itinerari educativi di molte amministrazioni comunali… Il territorio si aprirà alla scuola, la scuola al territorio. Diverse collaborazioni e competenze vanno aiutate a intrecciarsi.

  

Un obiettivo da raggiungere

Il 2020 è anche l’anno del centenario di Loris Malaguzzi e del cinquantenario della morte di Bruno Ciari: due educatori che hanno profondamente segnato la storia dell’educazione dell’infanzia con una forte attenzione ai bisogni formativi e alla costruzione di contesti di apprendimento, non solo di cura, attorno a cui l’intera comunità si mettesse in gioco riconoscendo diritto ai linguaggi, alla partecipazione, al dialogo in una fase fondamentale del ciclo di vita. L’obiettivo per noi è, in relazione all’eredità dell’infanzia come prospettiva di futuro della società, la ricostituzione di una comunità educativa: dirigenti scolastici, collegialità docente, personale ATA, educatori e personale esterno, famiglie, società civile. Solo una comunità coesa può contrarre accordi, selezionare attività e proposte, scandire in periodi tematici significativi l’anno appena cominciato: dall’io al mondo con i problemi ambientali, dal gioco all’esperienza di lavoro socialmente significativo (cura di una parte di un parco, di un angolo di giardino, realizzazione di un orto, organizzazione di gruppi di narratori, di musicisti, di mimi), dalla scuola al museo, alle serre, al teatro, al luogo di lavoro (con opportuni accompagnatori/volontari, esperti) e ritorno. Porre in primo piano questa esigenza non è banale, implica la rinuncia ad alcuni spazi personali e propensioni per costruire un insieme armonico. Richiede anche solidarietà e disponibilità.

 

Una proposta per proseguire

L’intera comunità scolastica dovrà contribuire a rivestire di significato questo anno. Patrizio Bianchi, alla guida del comitato tecnico-scientifico incaricato di definire le linee per la riapertura, ha detto che sarà un anno costituente. Noi lo pensiamo ri-costituente. Per tutti. Dopo i giorni di festa, di re-incontro, di con-tatto è cominciata l’esplorazione della realtà circostante.

È indispensabile che i bambini trovino adulti sereni, sicuri, in possesso di una varietà di proposte: passeggiate, esplorazioni ambientali, cacce al tesoro in un parco (ma anche nel giardino scolastico), incontri con gli amici e animazioni intervallate da narrazioni. Tutti devono poter raccontare come hanno vissuto il periodo di chiusura, come sono stati in casa, le dinamiche, i piccoli o grandi disagi, cosa hanno imparato a fare anche con semplici possibilità offerte dall’ambiente domestico.

Dovrà essere il ritorno a un ciclo dell’anno che è iniziato e che si vorrà poter completare.

Anche i genitori, i nonni dovranno – compatibilmente con le misure assunte – poter partecipare. È il paese dei sogni? Forse. Ma oggi abbiamo bisogno anche di sognare perché “ognuno cresce solo se sognato”, diceva Mariano Dolci. E vogliamo che il sistema integrato 0-6 sia luogo di crescita davvero per tutti/e.

 

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