Le parole dell'educazione
 
"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere"
Emily Dickinson

 

La rubrica di Bambini riprende alcune tra le parole più significative dell'educazione, ripercorrendone i significati e aprendo a nuove stimolanti riflessioni  

 

Famiglie

Chiara Saraceno, Sociologa, Honorary fellow “Collegio Carlo Alberto”, Torino

La pluralità dei modi di fare e intendere la famiglia, di essere genitori e figli, cui siamo di fronte oggi può apparire un’assoluta novità, ma non è così. La storia umana, infatti, presenta un pressoché inesauribile repertorio di modi di organizzare e attribuire significato alla generazione e alla sessualità, all’alleanza tra gruppi e a quella tra individui – di costruire, appunto, famiglie, tra società diverse e anche entro la stessa società da un’epoca all’altra.

La vera novità, forse, è che oggi la diversificazione non riguarda più soltanto società o periodi storici differenti, ma è sempre più interna alle singole società. Convivenze e procreazione senza matrimonio, nuove nozze che non seguono a vedovanza ma a divorzi, famiglie ricomposte attraversate da confini mobili, filiazione per adozione o tramite fecondazione assistita, famiglie costituite da coppie dallo stesso sesso sono tutti esempi di questa diversificazione. Essi si aggiungono a quella prodotta dai diversi modelli culturali (e anche giuridici) relativi ai rapporti di genere e generazioni che differenziano famiglie apparentemente identiche sul piano della forma.

Quattro sono i fenomeni che hanno un ruolo importante nei processi contemporanei di definizione e ridefinizione della famiglia, oltre che nel marcare differenze tra Paesi. Il primo riguarda i rapporti e le identità di genere. Il modo in cui vengono oggi definite la “normalità” maschile e, soprattutto, femminile sono molto cambiate rispetto anche a solo cinquant’anni fa, provocando mutamenti sia nell’organizzazione quotidiana delle famiglie sia nei rapporti tra uomini e donne, anche se questo cambiamento non è avvenuto nello stesso modo e nello stesso tempo in tutti i Paesi. Essere una mamma lavoratrice, ad esempio, appartiene sempre più alla normalità, anche se non sempre l’organizzazione del lavoro e le politiche sociali si sono adattate a questa “novità”. E l’assunzione di responsabilità (e piacere) per l’accudimento dei bambini sta entrando sempre più a definire la “buona paternità” contemporanea.

Il secondo mutamento riguarda i rapporti tra le generazioni. Esso dipende innanzitutto dal mutato contesto demografico nei Paesi sviluppati: a fronte di una fecondità molto contenuta, che ha drasticamente

ridotto il numero di figli per famiglia, si vive più a lungo. Si hanno perciò meno fratelli/sorelle, ma più nonni (ed è più facile essere nonni a lungo). Allo stesso tempo sono anche mutati i rapporti di potere e di autorità tra le generazioni, come segnala indirettamente l’emergere della consapevolezza che i bambini sono soggetti di diritti a pieno titolo.

Il terzo fenomeno ha a che fare con i processi di formazione e dissoluzione della coppia e della famiglia. Sempre più, anche in Italia, si va a vivere insieme prima di – o senza – sposarsi. E anche la nascita di un figlio può precedere il matrimonio. Il matrimonio più instabile rompe l’ovvietà per cui figli e genitori appartengono alla stessa unità famigliare. Ci sono figli che transitano dalla famiglia di un genitore all’altra, genitori che non vivono stabilmente con i propri figli pur continuano ad averne responsabilità e adulti che assumono di fatto, anche se non di principio, un ruolo di co-genitorialità rispetto a figli non loro.

Il quarto fenomeno riguarda la messa in discussione dell’eterosessualità ed eteronormatività come fondamento della famiglia, in larga parte debitore di processi che hanno modificato dall’interno la famiglia eterosessuale, con l’emergere della centralità dell’amore, lo scollamento tra sessualità e riproduzione e tra genitorialità e riproduzione biologica. Quest’ultima distinzione sicuramente è stata rafforzata dalla riproduzione assistita, che consente di ricorrere a donatori/donatrici ma non si esaurisce in essa. L’adozione ha una lunga storia e il suo significato è mutato nel tempo proprio accentuando gli aspetti di assunzione di responsabilità genitoriale piuttosto che di continuità genealogica. Anche l’aumento delle famiglie cosiddette ricomposte, in cui almeno uno dei due partner proviene da un matrimonio precedente e vi possono essere figli di rapporti di coppia diversi con un intreccio e condivisione di responsabilità genitoriali allargate, segnala come la genitorialità non si esaurisca, e neppure abbia il suo solo fondamento, nel rapporto biologico. In altri termini, ciò che conta per fare di un genitore “un genitore” è la capacità e disponibilità ad accogliere e far crescere l’assunzione di responsabilità verso chi entra nel mondo e deve trovarvi la propria strada.

  

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