Le parole dell'educazione
 
"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola.
A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere"
Emily Dickinson
 

La rubrica di Bambini riprende alcune tra le parole più significative dell'educazione, ripercorrendone i significati e aprendo a nuove stimolanti riflessioni. Ecco le parole pubblicate

A Accessibilità, Affetti, Agency, Arte, Avventura – C Cambiamento, Città (Che Apprende), Competenze, Condivisione, Consunzione, Contesti, Corpo, Creatività, Crisi, Cura – D Disegno, Diseguaglianze, Documentazione – E Emozioni, Esigenza, Espressività – F Famiglie – G Gioco – I Identità, Imperfezione, Inclusione, Infanzie, Intercultura, Intimità – L Lettura, Ludicità – M Movimento – N Nascere, Natura, Negligenza – O Osservazione – P Pace, Partecipazione, Poetica, Progetto – Q Qualità – R Regole, Riflessività – S Sguardo, Situarsi, Soglia, Spazio – T Territorio, Transizioni

 

In questo mese, leggi: Agency

 

Monica Amadini

Professore Ordinario di Pedagogia Generale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

 

Pensare all’infanzia come un’età della vita in cui si è soggetti attivi della propria crescita significa valorizzare i bambini e le bambine come soggetti competenti e dotati di agency, con una propria storia e cultura. Essi costituiscono davvero una risorsa per i contesti in cui abitano e crescono: sono attori dei processi relazionali, capaci di partecipare attivamente, portando un contributo specifico alle comunità a cui appartengono. Per queste ragioni è importante non smettere di affermare il loro diritto di imprimere inedite direzioni di senso ai luoghi in cui vivono, di generare cambiamenti rispetto agli assetti e alle strutture consolidate, di esprimere il proprio valore sociale (Youf, 2002). 

Come? Attraverso la partecipazione. 

Ogni bambino e ogni bambina in un certo senso sfida il mondo, perché non si adatta ad esso ma vi prende parte, entra in relazione con esso. Nel loro impegno a crescere, bambini e bambine sono alla ricerca di appartenenze e desiderosi di scoprire ed esprimere le proprie risorse innovative. Esprimere la propria agency è quindi un diritto essenziale per crescere e per permettere loro di far sentire la propria voce (Dolto, 1988).

Questa idea del bambino come soggetto attivo, capace di elaborare significati originali e inedite rappresentazioni della realtà, esploratore e co-costruttore dei processi di crescita, ha bisogno di trovare realizzazione in contesti in cui fare esperienza, di progettualità pedagogiche e azioni educative che accompagnino e diano compimento a tali disposizioni. La posta in gioco non è solo costruire le condizioni materiali e/o didattico-educative, ma, più radicalmente, inscrivere il processo di crescita dei bambini e delle bambine in una dimensione comunitaria attraverso la promozione di una cultura partecipativa. Vandenbroeck ci ricorda che quella partecipativa è una competenza che va praticata sin da piccoli, poiché si tratta di un apprendimento di tipo culturale (Brougère, e Vandenbroeck, 2007).

Ed è proprio nei servizi educativi per l’infanzia che i bambini e le bambine possono sviluppare agency. Senza abitudine al ragionamento e al pensiero complesso, senza fiducia in se stessi e negli altri è sicuramente più difficile esprimersi e partecipare. Questa prospettiva può rappresentare un’occasione davvero preziosa per dare forza alla sfida della costruzione del curricolo 0-6. Adottare un paradigma partecipativo, fondato su una precisa idea di bambino e su una solida cultura pedagogica (che restituisca valore all’infanzia ma anche alle relazioni e ai contesti), può agire come una sorta di collante e dar vita a una continuità fondata su un progetto condiviso, co-costruito, scaturito dalla voce di tutti i protagonisti (Amadini, 2020). Si tratta di un’occasione davvero importante, se si pensa al fatto che molto spesso, pur nelle dichiarazioni formali di voler mettere al centro il bambino e la bambina e di promuoverne l’agency, accade di smarrire tale tensione pedagogica proprio nella quotidianità.

Rimettere al centro una rinnovata cultura dell’infanzia può pertanto costituire una significativa strategia educativa per permettere ai bambini di abitare il proprio tempo, di essere protagonisti di un mondo complesso e di processi identitari sempre più sistemici (Amadini et al., 2020).

 

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