Le parole dell'educazione
 
"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere"
Emily Dickinson

 

La rubrica di Bambini riprende alcune tra le parole più significative dell'educazione, ripercorrendone i significati e aprendo a nuove stimolanti riflessioni  

 

Cambiamenti

Maja Antonietti

Ricercatrice in Didattica e Pedagogia speciale, Dipartimento di Educazione e Scienze umane, Università di Modena e Reggio Emilia

 

La prospettiva dell’educazione è tesa al cambiamento: come necessità intrinseca, finalità percepita e delineata, consapevolmente e collegialmente scelta. Demetrio (1990, p. 39) a tal proposito scriveva di “intrinsecità, pragmaticità, universalità, verificabilità e riducibilità” della nozione di cambiamento alla base del processo educativo.

Questa tensione si accompagna a disposizioni di attesa, fiducia, timori, a volte speranza. Mai però pensiero vano, giacché al movimento verso il cambiamento non ci si può sottrarre, neppure quando il terreno vacilla, quando gli individualismi si fanno più violenti e la cura sembra essere messa da parte.

Il cambiamento può essere guardato da diverse prospettive fortemente interconnesse. È certamente la possibilità per l’educando di acquisire competenze e consapevolezze. Si tratta di azioni tese a sostenere la crescita di ciascuno entro la zona di sviluppo prossimale, in una prospettiva di gradualità e di prossimità all’esperienza. Azioni, a volte scomode, che evolvono ma anche involvono, comunque frutto di attenzione verso l’altro, in una relazione che è sostanza dell’agire educativo. D’altronde il cambiamento in un bambino o bambina è intravisto, sostenuto, promosso, pensato, atteso e anche misurato dai suoi insegnanti e educatori (oltre che dalla famiglia). E quel cambiamento deve trovare la terra fertile che lo alimenti e lo faccia germogliare. Una terra che deve essere preparata pazientemente, con uno sguardo esteso, nella prospettiva di un terreno accogliente che permetta a tutte le forme di trovare il suo giusto spazio. Una prospettiva che l’Universal Design for Learning ci invita pienamente a coltivare, sostenendoci a individuare quelle piste per rendere accessibile a tutti l’esperienza educativa attraverso vie diverse di rappresentazione, azione e coinvolgimento.

Un cambiamento sostanziale, che a volte tendiamo a mettere tra parentesi, è quello degli educatori, che passa dal riconoscimento delle difficoltà anche proprie, dalle crisi lette in profondità e comprese, dalla riprogettazione, alla scelta di innovarsi come parte agente del mutamento. Un cambiamento che scuote la professionalità, imprescindibile per offrire prospettive, occasioni, opportunità, risorse a cui non si pensava. È il cambiamento come innovazione, attivato da un temporale improvviso, da un incontro inatteso che stupisce perché siamo in una disposizione di apertura, da una stanchezza, da una piccola goccia che scava o da un ronzio che proprio non possiamo più accettare in silenzio. Il cambiamento quindi come diversa disposizione individuale con la quale ci approcciamo alle situazioni ordinarie, modificando il punto di vista, permettendo aperture, novità, attivando domande. Non è una via facile né sicura. Non può esserlo e non deve esserlo.

Ma in educazione il cambiamento è anche sostegno ai mutamenti socio-culturali e possibilità di allestimento di dispositivi atti alla realizzazione individuale e collettiva entro un dato sistema complesso che deve essere ampiamente conosciuto e interpretato.

Avanti quindi con una messa in gioco personale e professionale (cambiamenti di prospettive); con la ricerca incessante di piste mai uguali tra loro, senza dare mai nulla per scontato (cambiamenti di rotte); con esperienze educative che si giocano in ambienti di vita diversificati (cambiamenti di contesti); con allestimenti e materiali inconsueti (cambiamenti di risorse); con l’apertura verso nuove strategie, da conoscere e attuare monitorandole (cambiamenti di metodi); abbandonando termini, azioni routinarie (cambiamenti di paradigmi); con la scelta di azioni sostenibili e condivise per l’attivazione di processi duraturi e inclusivi (cambiamenti di sistema), consapevoli dello sguardo sul passato e guardando con coraggio al futuro.

 

Bibliografia

Brezinka W., Educazione e Pedagogia in tempi di cambiamento culturale, Vita e Pensiero, Milano, 2011.

Demetrio D., Educatori di professione. Pedagogia e didattiche del cambiamento nei servizi extrascolastici, La Nuova Italia, Firenze, 1990.

 

 

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