Le parole dell'educazione
 
"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere"
Emily Dickinson

 

La rubrica di Bambini riprende alcune tra le parole più significative dell'educazione, ripercorrendone i significati e aprendo a nuove stimolanti riflessioni  

 

Consunzione

Emanuela Bussolati

Autrice di libri per l'infanzia

 

Pessimisti, come siamo propensi a essere, in un periodo in cui la visione di catastrofi ecologiche e sanitarie è continuamente alimentata, quando pensiamo alla parola consunzione ci vengono immediatamente in mente immagini di povertà, trascuratezza, vecchiaia, stanchezza.

Eppure, questa parola grigia come la cenere, contiene scintille insospettate e dettagli di una poesia e di una vitalità che meritano una perorazione in suo favore.

Anni fa mi capitò di vedere, a Piacenza, una delle mostre più belle della mia vita. In una casa privata, nell’androne, lungo le scale, accanto alla porta, erano esposte piccole fotografie in bianco e nero che rappresentavano dei dettagli di quella stessa casa: un gradino sbreccato, l’antica crepa su uno spigolo, una particolare piastrella, il corrimano liso dallo scorrere delle tante mani anziane, giovani, bambine che vi si erano appoggiate. Le foto erano ben fatte e ho dimenticato il nome dell’anziano fotografo ma non l’emozione che le immagini trasmettevano: quello sguardo addolcito dall’antica intimità con la sua casa, come quando si scopre una piccola ruga nell’angolo dell’occhio dell’amato e vi si annida il proprio amore.

Da allora non ho mai smesso di cercare le “consunzioni d’amore”. Alcuni visionari della nostra epoca le hanno proposte più volte alla distrazione generale, anche se magari sottovoce, forse per l’imbarazzo di non essere certi che la grandezza dell’argomento venisse colta a fondo.

Bruno Munari, in una delle sue pagine più belle, analizza un cucchiaio di legno da cucina, nato perfettamente simmetrico ma diventato sghembo, per l’abitudine di mescolare sempre in una stessa direzione. Il perfetto cucchiaio di legno, dunque, quale è? – si chiedeva – Quello pensato dall’artigiano o quello deciso dal tempo e dall’uso che lo trasformano? Interessante questione, che modificò sguardo e progettazione del design negli anni seguenti.

In una mostra sul rapporto tra arte e artigianato, a Parigi negli anni Settanta, era esposto il grembiule di una suora, logoro al punto di essere tenuto insieme dai rammendi, tutti azzurri ma di infiniti azzurri diversi, perché infiniti sono i bagni di colore e infiniti sono i rammendi, fatti via via nel tempo di una quarantina di anni per “riparare”, non per restaurare. Neppure per un secondo veniva in mente che quello che era visibile a tutti non era tirchieria ma la miracolosa cura, attenta e affettuosa, per un tessuto passato probabilmente da suora a suora come una reliquia e via via deprivato della propria banalità per essere trasformato in una splendida opera, a cui dare, sì, la definizione di arte e in quanto tale, ora sì da restaurare, eventualmente. Questo è il significato di arte? Qualcosa che raggiunge un punto così eccelso che non debba più cambiare ma solo essere restaurato? 

Allora c’è un altro ambito che porta all’arte pure inconsapevolmente: quello degli oggetti affettivi della primissima infanzia.

Forse perché ai genitori spiace liquidare frettolosamente un’epoca tanto emozionante di scoperta della vita. Forse per la tenerezza che regalano gli oggetti consunti legati alla primissima infanzia, raramente questi vengono buttati e, se succede, si sa che sarà a costo di grandi dolori per i bambini, legatissimi all’odore, alla forma, al peso e alla consistenza dei loro oggetti affettivi.

Sciatti a causa della consunzione, per un occhio critico, ma meravigliosi, se guardati da un punto di vista empatico: un ciuccio deformato fino a essere pericoloso, un orsetto con il muso liso fino a mostrare la trama della stoffa, una copertina con il bordo di raso sfilacciato dalle tante carezze, libri percorsi in lungo e in largo da strisce di nastro adesivo… consunzioni d’amore, che ricordano viaggi in preda all’ansia, per recuperare un peluche puzzolente coperto di toppe, tragedie epocali per aver dimenticato l’oggetto d’amore dai nonni, emozioni infinite per averlo ritrovato, da adulti, in soffitta.

 

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