Le parole dell'educazione
 
"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere"
Emily Dickinson

 

La rubrica di Bambini riprende alcune tra le parole più significative dell'educazione, ripercorrendone i significati e aprendo a nuove stimolanti riflessioni  

 

Osservare

Paola MolinaProfessore ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, Università degli studi di Torino, DIST (Dipartimento Interateneo di Scienze progetto e politiche del Territorio)

 

Osservazione è sicuramente una parola ben nota nel bagaglio culturale delle educatrici, ma molto spesso alla sua diffusione non corrisponde un altrettanto diffuso utilizzo. Le risposte delle educatrici, quando si parla di osservazione, variano da “…ma noi osserviamo tutto il giorno” a “Abbiamo provato, ma alla fine le osservazioni restano nei cassetti e non sappiamo più bene cosa farcene”. In più, spesso, al nido arrivano proposte di osservazione che sono direttamente tradotte da teorie di ricerca (osservazione etologica, psicoanalitica, piagetiana…) e sono molto onerose e difficili da utilizzare nel quotidiano.

Che cosa vuol dire osservare? Tante cose, come ci ricorda Fontaine (2017). Certamente noi osserviamo tutto il giorno, nel senso che percepiamo tramite i sensi ciò che ci circonda. Ma molto di quanto percepiamo non lo registriamo consapevolmente, perché il nostro apparato percettivo è limitato, e soprattutto seleziona le informazioni in base ai nostri obiettivi. Per esempio, un educatore o un insegnante attiva una specie di radar, che permette di monitorare il gruppo lui affidato e controllare che tutto proceda in modo tranquillo: non coglie i singoli bambini, ma l’insieme che funziona. Se però un bambino piange, uno si arrampica su un mobile in modo pericoloso... allora lo sguardo si focalizza e prestiamo attenzione alla situazione discrepante che ci allarma; lo stesso accade quando un bambino fa una cosa nuova. In questo caso osserviamo, ma la nostra attenzione è regolata dall’esterno, da quello che accade fuori da noi, che ancora seleziona ciò che osserviamo e soprattutto ciò che non osserviamo.

L’osservazione sistematica nasce invece da una scelta intenzionale: scelgo di focalizzare la mia attenzione su un aspetto specifico, di concentrarmi per cogliere cosa succede nel modo più efficace e soprattutto senza che ci siano interferenze, senza bias. Per farlo, è necessario rinunciare a osservare tutto per costruirsi gli strumenti per osservare bene ciò che si è deciso di osservare. Così intesa, l’osservazione ha moltissime possibilità di utilizzo, ma richiede in ogni caso uno sforzo di progettazione (e un tempo dedicato).

Perché allora osservare, visto che l’osservazione sistematica richiede un “di più” rispetto a una routine quotidiana che è già abbastanza complessa e impegnativa? L’osservazione è in primo luogo uno strumento di lavoro dell’équipe: serve a ragionare collettivamente sulle proprie scelte, a testare i cambiamenti, a osservare i bambini che pongono problemi e anche quelli che invece non ne mostrano e passano inosservati. È l’utilizzo che ne propone Fontaine (ibidem) con l’observation projet, lo strumento principale di agire riflessivo per i professionisti dell’infanzia (Molina, 2016; Salerni, 2019).

Ma l’osservazione è anche il principale strumento per tenere il filo del bambino, mantenere la continui­tà della sua storia, raccontarlo ai genitori e per vederlo crescere: osservare lo sviluppo di ogni bambino, condividere le sue conquiste, vedere i percorsi individuali di sviluppo; è questo, come ci dice Emmi Pikler, il piacere genuino per chi sceglie il lavoro di educare: “Per farlo, l’adulto conosce il bambino attraverso tutti i segnali, volontari o involontari, che gli invia e che lui, adulto, comprende attraverso l’osservazione, anch’essa più o meno volontaria o organizzata: ciò costituisce uno degli elementi di base delle loro relazioni ed è una fonte di piacere reale per l’adulto poter apprezzare le potenzialità, le capacità e soprattutto, il benessere e la gioia del bambino” (Szanto-Feder, 2014, p. 38).

 

Bibliografia

Fontaine A.-M., L’osservazione al nido. Guida per educatori e professionisti della prima infanzia, Erickson, Trento, 2017.

Molina P., L’utilizzo dell’osservazione al nido come strumento di riflessione sulle proprie pratiche di lavoro, in “Ricerche di Psicologia”, vol. 39, n. 3, 2016, pp. 413-421.

Salerni A., Riflessività, in “Bambini”, n. 9, novembre 2019, p. 28.

Szanto-Feder A., L’osservazione del movimento nel bambino. Accompagnare lo sviluppo psico-motorio nella prima infanzia, Erickson, Trento, 2014.

 

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