Le parole dell'educazione
 
"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere"
Emily Dickinson

 

La rubrica di Bambini riprende alcune tra le parole più significative dell'educazione, ripercorrendone i significati e aprendo a nuove stimolanti riflessioni  

 

Poetica

Marco DallariGià professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale all’Università di Trento

 

Il mondo delle emozioni, a lungo guardato con sospetto dalla tradizione culturale e pedagogica occidentale, è ora finalmente oggetto di attenzione e interesse, e la pedagogista e senatrice Vanna Iori ci ricorda come la distinzione fra la sfera intellettuale e quella emotiva sia insensata: “Intelletto e cuore continuamente si cercano perché hanno bisogno l’uno dell’altro: i processi cognitivi e quelli emotivi interagiscono tra loro e si condizionano reciprocamente. La ragione guarda agli affetti (e viceversa) in una specie di rispecchiamento, continuando a riflettersi nella dimensione opposta da cui non può prescindere. Nella conciliazione di queste antinomie, ogni pensiero, in un certo senso, è emozionato e ogni emozione è intelligente1.

Ma perché le istanze emozionali risultino un patrimonio personale e collettivo riconoscibile, perché possano evolversi nei soggetti in maniera compiuta e soddisfacente, occorre che sappiano esprimersi attraverso i linguaggi e gli alfabeti grazie ai quali prende vita e senso tutto ciò che è autenticamente umano, possano essere testimoniate in forma simbolica, diventare coscienti, partecipare alla costruzione del pensiero e dell’identità personale. Devono cioè acquisire la dignità di una poetica.

Per Roman Jakobson, studioso di linguistica e letteratura, la poetica era una delle funzioni del linguaggio; la possiamo trovare soprattutto (ma non solo) in letteratura e poesia e riguarda gli aspetti formali e i congegni regolativi della comunicazione letteraria e artistica. Questa concezione ha influenzato largamente la cultura ufficiale e scolastica del secolo scorso: tutti abbiamo studiato sui libri di scuola le dissertazioni degli studiosi sulle poetiche del Novecento o sulla poetica del Romanticismo.

Per il filosofo Luciano Anceschi, che ha rivoluzionato questo punto di vista, la poetica è la riflessione che i poeti e gli artisti esercitano continuamente sul loro fare delineando precetti, norme, ideali. Una concezione più dinamica e personale, quella di Anceschi, che non riguarda più i testi, le opere, ma la personalità e lo stile di chi le crea.

Un progetto educativo sensibile alla dimensione estetica ed emozionale della personalità umana può e deve allora riconoscere e coltivare la dimensione poetica non soltanto negli artisti e nei poeti, ma in tutti gli esseri umani. Quando adulti e bambini utilizzano il loro universo emozionale e le loro competenze simboliche per formulare giudizi, compiere scelte, comunicare, pensare, descrivere e descriversi stanno utilizzando, magari in maniera inconsapevole, una loro concezione poetica. Possiamo allora valorizzare, educare, rendere consapevole e visibile questa dimensione del pensiero e dell’identità. Perché non sono soltanto mestiere, ideologia, condizione sociale, aspirazioni e realizzazioni concrete a definirci e a costituire lo spessore contenutistico delle nostre biografie, ma anche ciò che viene chiamato solitamente carattere, sensibilità, gusto contraddistingue ciascuno di noi. Vale a dire la nostra poetica. Occorre allora valorizzare e incrementare la consapevolezza poetica di ciascuno emancipandola dalla falsa dimensione della “spontaneità” elevandola alla dignità pedagogica, culturale e creativa che le compete.

Le emozioni, i sentimenti e le passioni non sono mai fenomeni totalmente individuali, ma riguardano il riconoscimento reciproco, lo scambio, l’appartenenza culturale. Bruzzone ci ricorda come “la vita emotiva non è puramente interiore; emozioni e sentimenti non accadono dentro di noi quasi fossero fenomeni privati e soggettivi: essi sono intenzionali, stanno sempre nella relazione, si pongono tra io e mondo”2. Le emozioni sono dunque educabili: anche le più terribili o deboli. Solo così possono emergere dal profondo e prendere forma simbolica e poetica frammenti e segnali dell’universo emozionale che, accanto e insieme a quello cognitivo, consentono di trovare le tracce e gli indizi più autentici delle identità personali.

 

1 Iori V., Vita emotiva e formazione, in “Education sciences & society”, anno 1, n. 2, luglio-dicembre 2010, pp. 37-49.

2 Bruzzone D., “Le tonalità emotive”, in V. Iori (a cura di), Quaderno della vita emotiva, FrancoAngeli, Milano, 2018, p. 47.

 

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