I gestori dei servizi

a cura di Matteo Taramelli e Alberto Alberani

Uno spazio di incontro e confronto su un unico tema, un unico argomento affrontato dal punto di vista dei diversi gestori di servizi 0-6.

 

Gestire i conflitti

Bambini che litigano, adulti che faticano. Idee ed esperienze su come gestire la conflittualità nel quotidiano

 

Durante la giornata scolastica capita di assistere a episodi in cui i bambini litigano per il possesso di un oggetto, per assumere lo stesso ruolo mentre giocano, perché devono sedersi vicino al compagno o alla campagna del cuore o, semplicemente, perché vorrebbero imporre le proprie idee, come spesso succede agli adulti. Sovente queste dinamiche conflittuali, che tra l’altro aiutano a crescere, si risolvono nel giro di pochi minuti e si prosegue serenamente con la vita di relazione in sezione. Può succedere, però, che il coinvolgimento dei bambini nel litigio risulti particolarmente intenso ed è necessario l’intervento del docente che deve mediare, evitando il ricorso a rimproveri aspri o, peggio, a colpevolizzare l’uno o l’altro bambino e imporre una soluzione per fare la pace forzata. Il compito fondamentale dei docenti è ascoltare i diversi punti di vista dei bambini, senza schierarsi con l’uno o l’altro, indurli a riflettere sull’accaduto, aiutarli a comprendere le reciproche emozioni; insomma cercare con pazienza ed equilibrio di accompagnarli nella ricerca di una soluzione per risolvere in modo costruttivo il litigio.

Catina Triolo, Insegnante scuola dell’infanzia, Istituto Comprensivo Secondo Milazzo (Me)

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Il conflitto nell’infanzia, ovvero quella forma di interazione tra due o più bambini che si sviluppa per la contesa di un gioco, un’attenzione, un affetto, per l’affermazione di un desiderio o un’idea che trova il disaccordo altrui, è ciò di cui tutti gli educatori (professionisti e genitori) hanno grande esperienza. Una prima consapevolezza da avere è riconoscere il conflitto come dimensione ineludibile dello sviluppo umano e aspetto che struttura la relazione con l’altro. Un’altra consapevolezza credo stia nella capacità di cogliere il potenziale educativo che esso trattiene. Attraverso il conflitto relazionale, emotivo, cognitivo, spesso faticoso da vivere e da attraversare per gli adulti presenti, i bambini scoprono l’altro da sé, apprendono via via a tollerare emozioni e frustrazioni, esercitano il decentramento cognitivo. Il conflitto è occasione di apprendimento, ma va gestito con cura. Diventa allora importante lasciare un tempo ai bambini per ascoltare e ascoltarsi, per negoziare strategie di risoluzione, per comprendere che esiste un confine, per quanto fluido, tra il proprio mondo e quello dell’altro. L’adulto ha il compito di essere un testimone caldo e disponibile, in grado di intervenire qualora la situazione assuma toni troppo intensi o le emozioni diventino troppo forti per essere accolte e gestite in autonomia.

Ilaria Mussini, Pedagogista responsabile servizi educativi Comune di Correggio (RE)

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Litigare serve. Ma litigare “bene” richiede allenamento ad argomentare, ad ascoltare, a tener conto dei pensieri degli altri per prenderne le distanze, per scomporli anche con grande fervore e passione. Ai bambini va data questa possibilità. Non si è sempre tutti amici, ma il fatto di non essere sempre tutti amici non ci impedisce di imparare dagli altri, addirittura dagli oppositori, anche a riconoscere se stessi, a misurarsi con le proprie possibilità e con i propri limiti… Abbiamo uno strumento da condividere e affinare con i bambini, da rendere sempre più efficace, da non sottovalutare mai: il linguaggio, soprattutto quello verbale. Come si parla, come ci si spiega, quanto ci si sforza di farsi capire, come si usano le parole, quante e quali parole si usano, come si distingue…?

Per arrivare a litigare “bene”, usando il linguaggio e le argomentazioni discorsive – non quelle fisiche – bisogna avere qualcuno che aiuti i bambini, che li accompagni, che permetta loro di muoversi su una strada che sposta il terreno dello scontro dalle mani alla testa. Ma, per fare questo, prima di gestire il conflitto, bisogna essere capaci di riconoscerlo, capirlo, concederlo.

Lorenza Ferrai, Responsabile del Settore Ricerca, Formazione e Servizi pedagogici, Federazione provinciale Scuole materne di Trento

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I bambini, così come gli adulti, litigano, perché hanno punti di vista diversi sulle cose, perché vogliono la stessa cosa, perché è difficile sentire e gestire alcune parti di sé. Ci hanno insegnato che litigare non va bene, non rende felici, non è costruttivo. Ora, sempre più teorie pedagogiche ci invitano a considerare il litigio come un modo importante di stare in relazione con l’altro, da apprendere e in cui imparare. D’altra parte, litighiamo per la maggior parte con le persone che amiamo. Il punto è che è molto difficile stare nel conflitto, perché, anche se leggiamo libri e ascoltiamo consigli di esperti, nella vita di ogni giorno, ci si scontra con la fatica, la stanchezza, il fastidio, la rabbia. Allora, forse, fa bene dirsi che stare accanto ai bambini quando litigano non è per niente facile: ci dicono che è importante lasciarli fare, ma poi è difficile resistere, perché la tentazione di intervenire per suggerire come comportarsi, per dire chi ha ragione e “mettere le cose a posto” è fortissima. Allora, come si può fare? Scrivo in un momento in cui molti di noi sono costretti casa a causa delle restrizioni previste per l’emergenza del Coronavirus. I bambini, fratelli, sorelle, continuano a litigare. In questa situazione drammaticamente complessa, possiamo prenderci pochi minuti per fermarci e ascoltarci, per farci delle domande. Che cosa mi succede quando i bambini litigano? Che cosa mi aspetto da loro? Se litigare “è normale”, come posso guardare quello che succede? Si può poi aiutare i bambini a fermarsi, a farsi delle domande, se l’età lo consente. Se sono piccoli, se faticano a regolare i loro istinti, è necessario limitarli stando loro accanto. Vedo nelle educatrici con cui lavoro un allenamento costante su questi temi. È possibile, con l’esercizio e la tenacia, trovare modi personalissimi per stare con le parti di noi e dei bambini che ci piacciono di meno. Litigi compresi.

Silvia Mozzi, Responsabile Pedagogica Cooperativa sociale “Koinè”, Novate Milanese (Mi)

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Nel nostro nido-scuola dell’infanzia il litigare dei bambini si è da qualche anno trasformato in un’opportunità per il team educativo di accompagnare i genitori nella consapevolezza del ruolo dell’adulto nella relazione con i bambini. Le ripercussioni sono notevoli sia sulla vivibilità delle sezioni sia sulla collettività dei genitori: sono anni che non abbiamo necessità di approfondimenti sui morsi dei bambini perché i genitori sono alleati del chiaro messaggio che i bambini hanno il diritto di litigare e gli adulti devono starne fuori il più possibile. Questa prospettiva ha prodotto cambiamenti radicali in noi e nelle famiglie coinvolte di anno in anno nel progetto educativo, da quando abbiamo deciso di formarci con il Metodo Litigare Bene, creato da Daniele Novara, con il quale l’educatore, l’insegnante diventa un sostenitore competente della crescita che avviene nei litigi dei bambini, laddove ci siano le condizioni perché i conflitti avvengano in autonomia, lasciando che si risolvano da sé. Assumere che, imparare a litigare è una conquista graduale che diventa una risorsa inestimabile per tutta la vita, lavorare con i bambini e le famiglie in questa direzione, mette educatrici e insegnanti in una condizione di ascolto, tiene lontani dalla fretta di intervenire e soprattutto sottrae dai giudizi. Laddove il litigio è una modalità per imparare a relazionarsi e appartiene alle autonomie verso cui i bambini lentamente procedono, l’adulto può dedicarsi a restituire loro parole di senso, verbalizzando le emozioni per chi non parla e accompagnando chi parla a utilizzare sempre più le parole per esprimere proprie volontà e dissensi.

Cinzia D’Alessandro, Responsabile pedagogica “La Locomotiva di Momo”, Milano

 

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