I gestori dei servizi

a cura di Matteo Taramelli e Alberto Alberani

Uno spazio di incontro e confronto su un unico tema, un unico argomento affrontato dal punto di vista dei diversi gestori di servizi 0-6.

 

Equilibrismi di vita quotidiana

In tempi di flessibilità, di “occupazioni liquide”, di periodi con intensità di tempi lavorativi molto variabili è necessario che i servizi all’infanzia, per andare incontro alle necessità delle famiglie, si pongano in termini innovativi e aperti al cambiamento: un nido aperto dalle 8:30 alle 16:30 rischia oggi di non rispondere alle reali necessità della comunità. Che cosa fare, quindi? Quali strumenti? Quali flessibilità? Quali, necessari, limiti?

 

Il mondo del lavoro è cambiato: orari flessibili, part time, contratti a tempo determinato si ripercuotono sulla vita del lavoratore costretto a conciliare le richieste del mercato con le esigenze famigliari.

Se in passato i servizi per l’infanzia rappresentavano una positiva soluzione, adesso, con difficoltà rispondono alla domanda dei genitori che chiedono orario prolungato e l’apertura del servizio di sabato e nei lunghi periodi di festività.

La limitatezza delle risorse economiche non consente, nella maggior parte dei casi, di assumere personale qualificato che integri il servizio scolastico con attività educative aggiuntive e di supporto alla genitorialità. Per garantire il prescuola nel plesso in cui opero, per esempio, le docenti delle quattro sezioni a turno anticipano di quindici minuti l’orario antimeridiano per poi recuperarlo. Tantomeno può considerarsi una valida alternativa la partecipazione dei bambini ai progetti PON per la breve durata delle attività previste.

È necessario comporre un’offerta di qualità data dalla rete dei servizi pubblici e privati presenti sul territorio. Assicurare ai bambini un percorso di crescita armonica e non di “intrattenimento” sarà sicuramente la priorità di un sistema educativo integrato.

Giusi Caliri, Docente e pedagogista, scuola dell’infanzia “San Giovanni”, I.C. Secondo Milazzo (Me)

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Accelerazione, cambiamento, flessibilità, progettazione a breve termine sono concetti che aiutano a tratteggiare la realtà contemporanea. In che modo tenerne conto all’interno dei servizi educativi? Quali caratteri fondanti del progetto pedagogico continuare a preservare? Alcune risposte si possono trovare in un’idea di nido e scuola cui l’identità si sviluppa in una relazione costante tra persistenza e cambiamento, relazione nella quale i diritti dei bambini si collocano al centro dell’attenzione pedagogica e educativa, certamente in una cornice organizzativa che può prevedere forme maggiori e diverse di flessibilità ma tali da evitare un’eccessiva frammentazione dell’esperienza educativa per il singolo e per il gruppo e forme di delega eccessiva alle istituzioni in merito a compiti e responsabilità genitoriali attorno ai quali il servizio deve porsi come alleato e non come sostituto.

Accanto a queste, emergono altre questioni: quale spazio di legittimità i diritti dei bambini devono trovare all’interno delle politiche di conciliazione? In un’idea ecologica che vede i servizi connessi a sistemi più ampi, come agire perché le politiche educative non continuino ad assolvere a una funzione subalterna che pone in primo piano logiche e interessi altri?

Ilaria Mussini, Pedagogista responsabile servizi educativi Comune di Correggio (RE)

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Parlando di “flessibilità”, talvolta sembra che ci siano due dimensioni in contraddizione. Da un lato, i bambini e le loro sacrosante esigenze: il servizio educativo è un passaggio fondamentale, sempre più importante per loro ma, per quanto di qualità, non può e non deve sostituirsi ai contesti famigliari. Dall’altro lato, i genitori e le loro necessità soprattutto professionali non tanto di tempi più lunghi, ma diversi, spesso non “convenzionali”.

I servizi educativi stanno facendo grandi sforzi per tener conto di entrambi gli aspetti, sperimentando un’organizzazione anche molto “creativa” e puntando sulle dimensioni educative rilevanti per i bambini.

I servizi educativi si modificano con il modificarsi dei contesti sociali, tengono conto dei cambiamenti e li declinano in scelte organizzative. Al tempo stesso sono recettori che anticipano esigenze sociali, delle quali a volte si fanno carico da soli: questa è forse la questione che ci porta spesso a vedere esigenze di adulti e bambini in contraddizione. L’assenza di una visione condivisa tra istituzioni induce a considerare che dove e come stanno i bambini mentre i genitori lavorano sia un “problema” e un “problema privato”, che ciascuno deve assumersi e risolversi individualmente. Non è così e, per cambiare passo, dobbiamo rendercene conto.

Lorenza Ferrai, Responsabile Settore Ricerca, Formazione e Servizi pedagogici della FPSM di Trento

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Le parole d’ordine per attuare la conciliazione lavoro/famiglia sono “flessibilità” e “ascolto”. Il termine “flessibilità” lo viviamo come un approccio mentale che investe tutti i campi del lavoro e lo intendiamo come “la capacità di adattarsi a situazioni o condizioni diverse” (Vocabolario Treccani). Le situazioni sono diverse da paese a paese e, talvolta, anche tra nidi della stessa città. Diventa quindi difficile fare un discorso generale ma la strategia è quella di offrire servizi che non prevedano distinzioni di erogazione di qualità tra il pre- e il post- e quindi per noi gli orari d’apertura (che variano da nido a nido) sono al mattino tra le 6.30 e le 7.30, alla sera tra le 18 e le 18.30. Le educatrici turnano tutte dando alle famiglie una visione unitaria di gestione, che genera fiducia e facilità di utilizzo del servizio. Per il genitore la ricaduta positiva principale è sul lavoro: un genitore tranquillo è un adulto che si permette di dare spazio mentale ad altro che non sia il pensiero del figlio. Abbiamo provato ad aprire servizi il sabato ma nessuno ha utilizzato l’offerta; chi lavora il fine settimana preferisce organizzarsi diversamente con l’obiettivo di tenere i bambini in un ambiente famigliare.

Una programmazione comunitaria tra gestori di asili nido/servizi all’infanzia ed enti pubblici, una collaborazione che valorizzi le caratteristiche di entrambi, la governance agli enti pubblici e l’agilità e l’innovazione al Terzo Settore, può essere la strada verso un sistema efficace.

Laura Bortolotti, Società Cooperativa sociale “Eureka”, San Donato Milanese (Mi)

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Il primo nido d’infanzia aperto dalla “Locomotiva di Momo” nel 1996 aveva orario 8.00-19.30 con la possibilità di cinque entrate entro le 13.00 e turni pomeridiani dalle 15.00 in avanti. Col passare degli anni abbiamo ridotto sempre di più l’offerta e ci siamo allineati a un’apertura standard: tempo pieno 8.00-16.30, tempo lungo fino alle 18.30.

La scelta è stata conseguenza di due principali fattori: negli anni della crisi economica le richieste minori erano proprio sulle fasce più flessibili e la gestione flessibile è molto faticosa in termini organizzativi e rischia di mettere in crisi la progettualità educativa.

D’altra parte, riuscire ad accogliere e risolvere le esigenze di conciliazione che portano le famiglie ha una rilevanza fondamentale, in termini di garanzia di accessibilità a tutti i bambini del servizio di nido e di promozione del nido d’infanzia come luogo capace di dialogare con le famiglie. Spesso dietro scelte rigide giustificate dalla “coerenza educativa” ci sono mancanza di volontà e di risorse di ri-organizzare il servizio.

Noi abbiamo scelto la personalizzazione delle risposte: partiamo da un’attenta valutazione delle richieste dei genitori e proponiamo una mediazione che garantisca a loro sostenibilità di tempi e al bambino di stare dentro la globalità del sistema educativo con delle eccezioni che non inficiano l’esperienza.

Cinzia D’Alessandro, Responsabile pedagogica “La Locomotiva di Momo”, Milano

 

 

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