I gestori dei servizi

a cura di Matteo Taramelli e Alberto Alberani

Nel sistema raccoglie voci di gestioni differenti intorno a questioni d'attualità, per tracciare connessioni nel sistema dei servizi educativi

 

Inclusione

Piccoli o grandi cambiamenti per ripensare i progetti pedagogico-organizzativi dei servizi

 

La realtà di una sezione scolastica è caratterizzata da bambini diversi tra loro, alcuni dei quali possono richiedere una speciale attenzione per svariate situazioni personali. La sfida di ogni scuola è quella di riconoscere e valorizzare tutte le diversità, attraverso modalità e strumenti educativi e didattici che evidenzino i diversi stili cognitivi, i diversi vissuti e contesti di provenienza in modo da evitare che tali diversità si trasformino in disuguaglianze. La scuola dell’infanzia riveste una particolare importanza nella costruzione di percorsi inclusivi poiché è il primo ambiente scolastico che i bambini e le loro famiglie incontrano, un luogo in cui tutti i bambini possono trovare una loro dimensione e accoglienza grazie ad apprendimenti legati alla realtà, al gioco, alla concretezza, alle emozioni, alle relazioni; uno spazio in cui vengono rispettati i ritmi di tutti grazie a tempi e ad attività flessibili. Nonostante il lavoro delle docenti e delle famiglie, la pandemia e la conseguente chiusura delle scuole ha peggiorato la situazione di molti bambini che si sono ritrovati isolati dal resto dei compagni. Un percorso può definirsi inclusivo solo se ti dà la possibilità di crescere e confrontarti con gli altri.

Giovanna ArcuriDocente scuola dell’infanzia, Istituto comprensivo Lipari “S. Lucia” (Me)

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Lavorare per la promozione dell’inclusione rappresenta una priorità negli intenti dichiarati all’interno dei progetti pedagogici di nidi e scuole. Ma come elaborare strategie per rendere tale finalità concreta prassi leggibile all’interno della quotidianità? Avvicinare i bambini attraverso un ascolto capace di cogliere le diverse identità presenti nel gruppo, i bisogni, le urgenze educative, le competenze emergenti, ma anche di apprezzare le peculiarità espressive e comunicative di ciascuno delinea l’inizio di un approccio all’educazione che intende comprendere nel suo orizzonte progettuale il valore delle differenze. Una progettazione, dunque, contestualizzata in grado di predisporre contesti sensibili e rispettosi delle molteplici domande di senso presenti nel gruppo. Progettare per offrire occasioni di crescita in ambienti, per loro natura, complessi e inclusivi per consentire quegli avanzamenti esperienziali che ogni soggettività può esperire se chiamata a cercare un proprio originale itinerario di sviluppo all’interno dei pari. Un’attenzione dunque alla personalizzazione come tratto qualificante l’intervento educativo stesso per un’idea di educazione che non lascia a margine nessuno.

Ilaria MussiniPedagogista responsabile servizi educativi Comune di Correggio (RE)

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L’inclusione è prima di tutto una scelta culturale. Essa affonda in una chiara idea di comunità: quella che sa trovare per tutti degli aspetti di valore, che sa riconoscere il possibile contributo di ciascuno, valorizzando il fatto che gli apporti siano originali, autentici e per questo diversi. L’inclusione è una tensione a rendere accessibili tutte le proposte di scuola. È il tentativo di trovare forme di partecipazione multiple e diverse, per far sì che tutti beneficino delle esperienze di apprendimento.

I contesti di apprendimento, le particolari e specifiche situazioni della giornata di scuola possono mettere i bambini in grado di esprimere e “giocarsi” competenze, di sviluppare potenzialità, di ampliare i confini di ciò che fanno. È con gli altri che questo accade, è con gli altri che si impara a fare ciò che ancora non si è in grado di fare da soli, è con gli altri che si apprende e si cresce. L’interazione con i pari e con gli adulti a scuola rappresenta il trampolino per l’inclusione: è lo spazio sociale in cui il riconoscimento reciproco, tra bambini, delle risorse e delle fragilità, permette un contatto autentico e una piena partecipazione all’esperienza collettiva.

L’inclusione è una pratica: si può imparare, è a disposizione di ciascun bambino/a che abiti la scuola; è sociale: non sta “nella testa” delle persone, ma nello spazio delle loro interazioni; è distribuita: è in stretta relazione con i contesti e le specifiche situazioni che la scuola mette a disposizione dei bambini.

L’inclusione è arricchimento, non ripiego. L’eterogeneità di esperienze, di storie, di capacità, è l’elemento che rende potente e vivace l’interazione in un gruppo. Solo così le diversità possono entrare in dialogo ed essere davvero guadagno per tutti.

Pasquale ArcudiResponsabile “Inclusione scolastica”, Federazione Provinciale Scuole Materne di Trento

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Ci sono cose, piccole, invisibili che succedono quando si comincia ad avere più desiderio che paura. Qualcuno o qualcosa può attraversare la soglia dell’io e del noi, capovolgere l’ordine delle cose e chiederci di affrontare l’inguardabile: lo sguardo sociale, l’ignoto, le vulnerabilità. Esposti alla pandemia abbiamo imparato molto sulla diversità dell’Essere, sul senso di infinitudine nel cambiamento in relazione all’alterità, come esperienza originaria della partecipazione. Il tema delle “relazioni interrotte” ha permesso di esplorare nuove Comunità anche virtuali con le famiglie dei bambini con disabilità, per riavviare la percezione di appartenenza a una rete più estesa di quella familiare e coltivare le risorse interiori dei bambini, favorendo un’educazione basata su connessione e comprensione. Un impianto formativo per lo sviluppo della cultura dell’inclusione e del ben-essere ha sostenuto gli apprendimenti e le emozioni di tutti i bambini, mettendo i linguaggi in ricerca nei “contesti aperti”: l’arte con la scienza, la natura con il movimento, la narrazione con l’immaginazione. Microcosmi aperti all’esplorazione, le “bolle” di bambini sono diventate facilitatori universali di partecipazione in funzione dell’interazione positiva con l’ambiente: un sistema fluido che connette la pluralità interiore nelle sue molteplici dimensioni, lo spazio di piacere, animato e libero, che permette di afferrare quelle cose piccole, che gli altri non vedono.

Vera TurchetPsicopedagogista, cooperativa “Città Futura”, Trento

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Il tema dell’inclusione è molto ambiguo se riferito ai nidi privati poiché si scontra con difficoltà economiche oggettive: il gestore basa la propria scommessa imprenditoriale sull’adesione di famiglie che provvedono a corrispondere la retta. La possibilità di inclusione è in questo senso superabile laddove esistano contributi pubblici mirati alla costruzione di una rete di servizi provati a cui le famiglie possano accedere indipendentemente dal reddito. Così avviene da molti anni in diversi comuni attraverso il sistema di accreditamento che dovrebbe garantire non solo una copertura maggiore di posti nido per territorio ma la creazione di una collettività a cui aderire senza pregiudizi dati dal reddito, dalla religione, dalla nazionalità o dalla disabilità. Purtroppo l’accoglienza di bambini disabili è affidata unicamente al gestore e alla famiglia e l’emergenza Covid ha evidenziato la scarsa attenzione verso bambini portatori di bisogni speciali, quali, nella nostra piccola e concreta esperienza, la presenza di un bambino con una grave disabilità sensoriale uditiva. L’utilizzo di mascherine che rendono impossibile la visione del movimento labiale ha penalizzato gravemente e costretto educatori e genitori a fare scelte che non avrebbero dovuto fare da soli. Viceversa una volontà sistemica di gestione dei servizi territoriali dovrebbe prevedere risorse mirate al supporto degli operatori e dei genitori, proprio perché includere significa avere creato spazio in qualcosa dove c’è posto e pensiero per ciascuno.

Cinzia D’AlessandroResponsabile pedagogica de “La Locomotiva di Momo” e “Il giardino di Bez”, Milano

 

 

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