I gestori dei servizi

a cura di Matteo Taramelli e Alberto Alberani

Nel sistema raccoglie voci di gestioni differenti intorno a questioni d'attualità, per tracciare connessioni nel sistema dei servizi educativi

 

Spazi

Piccoli o grandi cambiamenti per ripensare i progetti pedagogico-organizzativi dei servizi

 

La progettazione e l’organizzazione degli spazi sono state tra i punti più discussi per la ripartenza della scuola in quanto dovranno garantire il rispetto non solo delle misure sanitarie ma anche della qualità pedagogica dell’educazione didattica. La rimodulazione degli spazi e degli ambienti educativi alla scuola dell’infanzia dovranno tenere conto della stabilità dei gruppi rinunciando alle attività di intersezione; dell’uso esclusivo di giochi e attrezzature da parte di un singolo gruppo per poi essere sanificati e dell’uso di spazi esterni per svolgere le attività didattiche fino a quando le condizioni metereologiche lo permetteranno. La necessità di organizzare spazi strutturati, differenziati e flessibili ha portato e porterà a una diversa rimodulazione degli arredi affinché si possano comunque effettuare le esperienze quotidiane programmate. Nonostante il periodo storico senza precedenti e nonostante le indicazioni dei vari decreti ministeriali, è essenziale infatti che ogni bambino si senta sollecitato a fare, manipolare, sperimentare, socializzare in uno spazio educativo rassicurante, familiare che lo invogli a stare a scuola con gli altri e non ad aumentare le distanze emotive e sociali.

Giovanna ArcuriDocente scuola dell’infanzia, Istituto comprensivo Lipari “S. Lucia” (Me)

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Se assumiamo l’idea che è all’interno dello spazio che l’essere umano trova la sua espressione e rea­lizza la propria esperienza, allora un progetto pedagogico teso a una costante rivisitazione dei tratti che ne costituiscono l’identità non può che interrogarsi sul significato che esso assume nella quotidianità e nello sviluppo degli apprendimenti. In questo tempo i pensieri che sostanziano il dialogo nei servizi educativi del Comune di Correggio, già da anni impegnati nella riflessione e nella riprogettazione dei contesti, si focalizzano attorno ad alcuni nuclei ritenuti essenziali. In primo luogo l’idea che esiste una circolarità dinamica tra lo spazio e il soggetto che lo abita: la relazione tra ambiente e individuo diventa generativa quando l’ambiente è oggetto di attenzione progettuale. Crediamo sia fondamentale promuovere una connessione costante e continua tra il dentro e il fuori, un fuori da esplorare e investigare, da vivere e assaporare e un dentro, luogo di rilettura degli accadimenti nel quale approfondire con differenti linguaggi i concetti indagati outdoor. Spazi pertanto non rigidi nelle loro funzioni, ma luoghi fisici che offrono strumenti, materiali e indizi fecondi per dare forma alle idee dei bambini, luoghi simbolici capaci di assumere nuove e diverse configurazioni a seconda degli itinerari conoscitivi attraversati. 

Ilaria MussiniPedagogista responsabile servizi educativi, Comune di Correggio (RE)

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I cambiamenti organizzativi, l’introduzione di vincoli completamente nuovi e in qualche modo “necessari” ci portano a doverci riposizionare, a cercare l’essenza degli aspetti più invisibili, ma anche di quelli più visibili della nostra quotidianità professionale. In questo periodo gli spazi e gli arredi educativi e scolastici sono al centro dell’attenzione: non sono più scontati nemmeno i muri, i luoghi fisici, i loro confini. Non è più prevista la possibilità di accedervi per tutti. Devono cambiare prassi, routine, autonomie, relazioni e riferimenti quotidiani. Soprattutto, però, non è scontato che siamo tutti pronti ad accettare e ad adeguarci alla necessità di utilizzare spazi, arredi, materiali in maniera “creativa”, varia, nuova. Facciamo i conti con norme nuove, un po’ stringenti su questioni che finora ci si poteva permettere di non considerare. Eppure spazio fisico ce n’è, diverso, a volte più limitato, a volte più ampio: c’è tutto “il fuori” da tirare “dentro” la scuola, “dentro” i contesti educativi. È lo spazio mentale, creativo, del confronto nuovo che dobbiamo trovare o allargare dentro le nostre scuole, dentro i nostri servizi educativi: è questa la sfida che abbiamo davanti.

Lorenza FerraiResponsabile del Settore Ricerca, Formazione e Servizi pedagogici, Federazione provinciale Scuole materne di Trento

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Spazi interni ed esterni sono oggetto di pensiero a ogni inizio anno educativo, a metà e fine anno, gli spazi che di solito hanno i minori cambiamenti sono quelli del bagno e del fasciatoio, perché se un tavolo si può aggiungere o spostare, i sanitari sono fissi e quindi da lì bisogna partire. I centri estivi, che abbiamo aperto in tutti i quattro servizi che coordino, sono stati preziosi per rivedere seriamente i tempi dedicati alla cura di sé e al cambio e, devo dire che, è stato il lavoro più faticoso, le autonomie dei bambini e le buone pratiche sono state un po’ frenate, ma stiamo provando a trovare soluzioni.

I bambini erano abituati ad andare in bagno anche da soli, oggi non lo possono fare, perché c’è la necessità di disinfettare e inevitabilmente i bambini più grandi hanno un po’ sofferto questa limitazione, ma non si sono scoraggiati e noi con loro, abbiamo provato a utilizzare  materiale monouso, ma oltre alla questione ambientale c’era la spiacevole sensazione della carta sulla pelle, sempre i bambini ci hanno portato a provare la strada del cambio quotidiano della biancheria del bagno, che a ogni utilizzo loro tolgono e mettono in una sacchetta personale dedicata e a fine giornata portano a casa e grazie alla disponibilità delle famiglie funziona. Certo il monouso è più veloce,  ma a noi non interessa la velocità ma il giusto tempo. Adesso, per esempio, stiamo pensando a come reintrodurre in sicurezza la buona abitudine dello spazzolino...

Giovanna PolattiniCoordinatrice settore 0-6 Cooperativa “In Cammino”, San Pellegrino Terme (Bg)

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Spazio per definizione è apertura, estensione (dal lat. spatium, forse der. di patēre “essere aperto”, dove si ravvisa una radice sanscrita spa = estendere); ed ecco che invece questa volta siamo chiamati a chiudere, contenere, confinare, per proteggere. Ma un confine è per definizione un’area di passaggio, di collegamento, oltre che una linea di separazione. E questo possiamo fare sì che diventino i confini delle aree che delimiteranno le attività quotidiane dei nostri bambini: un punto di collegamento. Allora possiamo ad esempio immaginare che quel confine sia una fila di piante e di fiori, al di qua e al di là dei quali i bambini si avvicinano per esplorare e scoprire l’altro che li osserva a sua volta, in uno specchiarsi che è scoperta e apprendimento. Oppure potrebbe essere una parete trasparente, oltre la quale lo sguardo si allarga e corre, aprendo opportunità di imitazione e scambio di sorrisi e di legami, forse silenziosi ma fecondi. Uno spazio raccolto per un bambino diventa sicurezza, non limite, se sa che c’è un “di là” da poter vedere, cui poter aspirare. E noi quel “di là” lo possiamo crea­re nello spazio dell’altro, se lo lasciamo intuire, scorgere, immaginare. E noi quel “di là” l’abbiamo. L’abbiamo fuori, nelle strade, nei giardini, nelle piazze. Occasione ghiotta quindi per valorizzare l’interno in funzione dell’esterno, dove il primo diventa invito a superare, a uscire, andare alla scoperta del secondo, che è già là, ci sta aspettando.

Roberta StabiliniCoordinamento “Giardino di Bez”, Milano

 

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