I gestori dei servizi

a cura di Matteo Taramelli e Alberto Alberani

Uno spazio di incontro e confronto su un unico tema, un unico argomento affrontato dal punto di vista dei diversi gestori di servizi 0-6.

 

Percorsi di continuità

In questo periodo si realizzano percorsi di continuità tra nidi e scuole dell’infanzia o tra scuole dell’infanzia e scuole primarie. Questi percorsi talvolta si riducono a eventi sporadici per semplici passaggi di informazioni. Altre volte, invece, sono ccasione di co-costruzione di significati, di esperienze, di accompagnamento e crescita comune. Per questo è importante che le fatiche organizzative e i vincoli non prevalgano, diventando un limite che impedisce un investimento significativo.

 

Il passaggio alla primaria è un’esperienza molto delicata per gli alunni che affrontano importanti cambiamenti in termini di relazioni e di organizzazione didattica, di contenuti e di approcci educativi. Compito dei docenti è rendere questo percorso scolastico e formativo il più possibile lineare e armonico, secondo una “continuità dinamica di contenuti e metodologie”, affinché sia vissuto con serenità e  positività.

Nel mio istituto sono stati sperimentati differenti percorsi di continuità, dal coinvolgimento degli alunni di 5 anni in attività laboratoriali nelle prime della primaria alla partecipazione a proposte formative condivise con gli alunni delle classi quinte. E, alla luce delle esperienze, converrebbe integrare le due opzioni per garantire un efficace raccordo pedagogico, didattico e organizzativo del sistema scolastico. Sappiamo, infatti, quanto siano determinanti sul piano degli apprendimenti e del benessere psicofisico le relazioni con i coetanei e adulti. Trascorrere momenti nelle classi prime può essere fonte di gioia e incoraggiamento: si ritrovano i “vecchi” compagni, più cresciuti, sorridenti e sereni, e si comprende che l’avventura della primaria sarà straordinaria e interessante. Nel contempo incontrare le classi quinte e le maestre può rappresentare un’opportunità per conoscere le figure di riferimento che da settembre accompagneranno con sensibilità e professionalità i piccoli allievi.

Giusi CaliriDocente e pedagogista, scuola dell’infanzia “San Giovanni”, I.C. Secondo Milazzo (Me)

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Mettere in atto progetti di continuità 0-6 deve nascere dall’intenzione di promuovere e costruire le basi per la condivisione di un metodo di lavoro, dalla possibilità reciproca di trasformarsi, che è il vero ponte possibile tra nido e scuola dell’infanzia. È la discussione condivisa su metodi e strategie operative che garantisce l’avvio di una presa di coscienza collettiva della continuità come una “questione da trattare tra grandi”: il fine che ci si pone diventa dunque quello non solo di riuscire a trovare spazi, modi e tempi comuni tra due servizi, che possano favorire il passaggio dei bambini del nido alla scuola dell’ infanzia in modo spontaneo e fluido, ma soprattutto quello di cominciare a creare un linguaggio comune tra gli adulti coinvolti nelle sperimentazioni. Diventa allora utile, anzi fondamentale, condividere percorsi formativi che permettano di far evolvere buone pratiche quotidiane, perché la continuità non può essere semplicemente la somma di microesperienze saltuarie, dove ognuno poi torna a casa propria e continua il suo percorso. Essa è davvero efficace se nasce da una volontà reale di cambiamento, dal desiderio di recuperare aspetti caratteristici delle proprie realtà per reintrepretarli alla luce di un pensiero comune. Le progettazioni 0-6 devono partire perciò, secondo noi, dalla condivisione di stili e di linguaggi prima per arrivare solo in un secondo momento ai contenuti.

Claudia OttellaCoordinatore pedagogico, Città di Biella

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Cambiare per crescere. Perché è l’esperienza della differenza che muove a rimettere in gioco la propria storia, a dare nuova luce a ciò che abbiamo fatto nostro, ad aprirci a prospettive originali. Ma la differenza chiama al confronto con la discontinuità, con ciò che non appare immediatamente riconoscibile al primo incontro. Chiama le istituzioni a tessere modi attenti ai significati, creando occasioni di accoglienza e di dialogo.

È importante permettere distintività anche lasciando che qualche confine resti tale e che proprio nel suo attraversamento – non sfocato, non eluso – si renda possibile mettere a disposizione energie e competenze per traiettorie innovative.

Marcare passaggi e cambiamenti chiede consapevolezza rispetto a ciò che abbiamo consolidato. Ecco allora che diventa interessante che i progetti di continuità tra nido, infanzia e primaria diano visibilità al modo di offrire contenuti e azioni ai bambini. “Perché” e “come” si è lavorato è diventato il focus di molti percorsi che hanno coinvolto gli insegnanti e i genitori, ma anche i bambini, nel raccontare la scuola. Come si decide insieme, come ci si organizza in piccolo gruppo, come si verifica la correttezza di un’ipotesi o come si può fare memoria di ciò che si è sperimentato sono il punto d’attenzione che ha spostato il progetto continuità e la costruzione di nuovi significati condivisi non più su temi e fasi operative ma su scelte di metodo.  

Silvia CavalloroResponsabile “Ricerca e documentazione” e “Servizi educativo-pedagogico-didattici” della FPSM di Trento

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Quello che caratterizza la nostra esperienza intorno alla continuità con la scuola dell’infanzia sono il dialogo all’interno delle comunità in cui lavoriamo e il desiderio di accorciare sempre di più le distanze all’interno del sistema 0-6. 

Ci occupiamo principalmente di nidi d’infanzia a Torino e provincia e ci interroghiamo tutti gli anni su come le esperienze che offriamo possano andare realmente in continuità con la scuola dell’infanzia. I servizi interagiscono tra loro, si confrontano e propongono strategie per facilitare il passaggio, tenendo al centro della progettazione il benessere delle bambine e dei bambini. Questo pensiero, tuttora in divenire, ci ha condotti in percorsi differenti: si è passati da un’ora di visita alla scuola dell’infanzia, alla scoperta esplorativa, di gioco e condivisione organizzata in più incontri. Questo ha permesso a piccoli e grandi di maturare un’esperienza più arricchente, avvicinando i linguaggi e unendo gli sguardi.  In altre situazioni, quando le distanze sono maggiori, sono i bambini e le insegnanti della scuola a raggiungere il nido, condividendo momenti di quotidianità. Nel tempo quindi le progettazioni hanno avviato pensieri, processi e avvicinamenti tra le diverse professionalità, rafforzando i ponti tra i servizi.

Venusia VitaleArea Infanzia cooperativa “Giuliano Accomazzi”, Torino

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La questione della continuità è per il nostro servizio un tema molto sofferto, portatore di frustrazioni che si rinnovano di anno in anno. Siamo un servizio 0-6 ma, se il passaggio per i bambini che rimangono nella struttura è oggetto di pensieri tra l’équipe del nido e della scuola d’infanzia, quello verso la primaria è in balia delle modalità che le scuole ci impongono.

Da parte nostra ci impegniamo a contattare le scuole indicate dai genitori, pubbliche o private che siano, offrendo spazi e tempi di dialogo e rendendoci disponibili a costruire insieme la transizione. Tuttavia, in questi anni ha prevalso la negazione di possibilità di scambio personalizzato, a favore della compilazione di schede prestampate per indicare le competenze raggiunte. Nessuna possibilità di incontrare gli insegnanti e di averli in visita, ancor meno di poter realizzare un progetto di transizione comune.

Milano è una grande città, spesso i bambini accedono a scuole diverse, questo però non ci pare giustifichi la totale mancanza di pensiero sul passaggio di grado come un ponte da attraversare, sostenuti da pensieri di adulti attenti e interessati ad accogliere chi arriva con un bagaglio di esperienze e competenze. È un tema dolente e trascurato e non basta proprio la volontà dei singoli servizi. Questo aspetto necessita di una rivoluzione educativa.

Cinzia D’AlessandroResponsabile pedagogica “La Locomotiva di Momo”, Milano

 

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