I gestori dei servizi

a cura di Matteo Taramelli e Alberto Alberani

Nel sistema raccoglie voci di gestioni differenti intorno a questioni d'attualità, per tracciare connessioni nel sistema dei servizi educativi

 

Relazione con le famiglie

Piccoli o grandi cambiamenti per ripensare i progetti pedagogico-organizzativi dei servizi

 

Ogni scuola vive e opera come comunità educante nella quale docenti e genitori cooperano in sinergia per raggiungere lo stesso obiettivo, ovvero accompagnare il bambino nelle diverse fasi di crescita. La modalità più efficace per costruire una relazione positiva è quella di mettere al centro dell’educazione il bambino e la sua soggettività programmando sin dai primi giorni di scuola alcuni momenti d’incontro per avviare relazioni basate sul dialogo e la fiducia. Per attenersi alle nuove disposizioni quest’anno gli incontri vengono attuati in modalità online attraverso le varie piattaforme dell’istituto. Durante questi colloqui i genitori avranno la possibilità di presentare il bambino, le sue esigenze e caratteristiche ed esprimere i loro dubbi, in modo da favorire il pieno inserimento a scuola. La collaborazione scuola-famiglia viene poi coltivata durante tutto l’anno attraverso colloqui individuali che aiutano i genitori a conoscere il percorso educativo svolto dal bambino, le competenze acquisite e le eventuali difficoltà o problematiche riscontrate. La relazione con le famiglie rappresenta una sfida in continua evoluzione con cui i docenti devono confrontarsi per rispondere al meglio alle esigenze sempre più articolate dei bambini e delle bambine, nella consapevolezza che per promuovere il benessere del bambino bisogna tenere in considerazione anche il suo nucleo familiare.

Giovanna ArcuriDocente scuola dell’infanzia, Istituto comprensivo Lipari “S. Lucia” (Me)

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La relazione con le famiglie o, meglio, i modi di costruire tale dinamismo devono trovare nell’attuale contesto relazionale in cui operano i servizi nuove attenzioni progettuali e nuove opportunità di realizzazione coerenti, da un lato, con alcuni valori di fondo che sostanziano i propri progetti pedagogici, dall’altro, con le disposizioni sanitarie che sostanzialmente inibiscono fortemente la presenza delle famiglie all’interno delle strutture stesse. Come declinare allora tale relazione? E quali strumenti in particolare provare a mettere in campo per garantire quella circolarità di comunicazione che sappiamo essere fonte di costruzione di significati comuni e di quell’alleanza tra adulti che crea le migliori condizioni di accoglienza per i bambini stessi? Nei nidi e nelle scuole dell’infanzia correggesi alcune diverse modalità stanno consentendo lo sviluppo di occasioni di dialogo e confronto attorno all’esperienza educativa, privilegiando modalità interattive virtuali precedute e seguite da inviti a riflettere attraverso forme narrative più tradizionali o contributi video che rendono visibile ciò che oggi appare, per certi versi, inaccessibile. Incontri corali da remoto si intrecciano poi con scambi interpersonali in presenza che tengono insieme le storie e i percorsi soggettivi con quelli del gruppo.

Ilaria Mussini, Pedagogista responsabile servizi educativi Comune di Correggio (RE)

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La partecipazione delle famiglie al progetto educativo in questo tempo di distanziamenti è oggetto di particolare cura e “manutenzione”, rappresenta una priorità per la scuola.

A fronte di protocolli rigorosi che sembravano ostacoli insormontabili alla partecipazione, insegnanti e genitori si sono inventati nuovi strumenti per comunicare e per riscoprire il senso di una relazione educativamente significativa.

La solida preparazione e la creatività degli insegnanti hanno permesso di arrivare al cuore e ai pensieri delle famiglie, di condividere la dimensione sociale del progetto educativo, di costruire un nuovo senso di appartenenza: l’urgenza di abbattere le barriere fisiche è stata più forte della paura di non farcela.

Per incontrare le famiglie, le insegnanti hanno organizzato riunioni individuali e assemblee, sceneggiato e rappresentato storie, condiviso documentazioni altrimenti inaccessibili, attraverso piattaforme, app o chiavette consegnate da “postini” volontari.

Lo sforzo per non lasciare soli famiglie e bambini ha riportato la scuola ad avere il posto di un’Istituzione che si prende cura, anticipa e accoglie i bisogni delle famiglie e che è consapevole che le sue scelte e i suoi atteggiamenti fanno la differenza per la partecipazione e per la tenuta della comunità. 

Lorenzo Santorum, Coordinatore Circolo Giudicarie Esteriori, Federazione provinciale Scuole materne di Trento

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I servizi educativi alla prima infanzia fondano il proprio statuto progettuale sulla partecipazione attiva e sul coinvolgimento delle famiglie, e per mantenere vivo il filo di questa reciproca appartenenza noi “professionisti dell’educazione” abbiamo provato a superare le distanze imposte dal Covid, lanciando reti che colleghino i punti, acquisendo nuove identità, collettive, aperte, condivise. Affinando ancor più quella tensione riflessiva e generativa che caratterizza il nostro sapere, fare ed essere. Stiamo operando profonda risemantizzazione di alcune parole, connotandole di nuovi significati e prassi che si avvicinano di più a ciò che già “prima” sentivamo come necessità da affermare nei nostri luoghi rigenerati: una diversa modalità di aggregazione attraverso un diverso sentire della cultura dell’infanzia. Ecco le domande che con urgenza sono sorte in noi: come possiamo garantire un’accoglienza adeguata alle famiglie, non potendo più fare entrare i genitori nei nostri nidi? Come possiamo documentare, restituire l’esperienza quotidiana? Come possiamo preservare il coinvolgimento? Ritengo che stiamo vivendo adeguatamente questa sfida e il rimando ci arriva proprio dalle famiglie, con le quali abbiamo attivato modalità di incontri a distanza, individuali e di gruppo; attraverso cartelloni, fotografie e video che escono dalle pareti del servizio e diventano “finestre documentative”, attraverso la ricerca di uno stile narrativo che si è fatto più attento. Forse mai come nel Natale 2020 la presenza viva delle famiglie si è percepita: negli addobbi, fatti insieme a casa da genitori e bambini, nella cura delle parole, nel filare nessi autentici per tenerci davvero insieme.

Francesca Meacci, Pedagogista, Società Cooperativa Sociale “Polis”, Perugia

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È questa una delle sfide più arde dell’anno educativo in corso, tenere viva, fertile e ricca di umanità la relazione con le famiglie. È arduo perché la relazione tra i genitori e gli operatori si crea negli accadimenti che determinano la costruzione di un legame di fiducia e di reciprocità, di scambi che non sono solo comunicazioni ma passano attraverso un tempo di condivisione che prevede dialoghi spesso intimi e comunque generosi, soprattutto al nido d’infanzia. In alcuni servizi la sosta dei genitori in sezione è parte di quella volontà di renderli partecipi della vita dei bambini, già nel predisporsi insieme al congedo del mattino che se avviene dentro la dimensione sociale aiuta anche il genitore a sentirsi parte della comunità a cui affida il proprio figlio.

Le norme di prevenzione della pandemia hanno messo un grosso freno e costretto a rivedere le modalità di saluto e di ulteriore incontro tra gli adulti, hanno richiesto sforzi grandi degli operatori e dei genitori, i cui esiti dipendono onestamente da molti fattori contestuali e/o personali, perché è innegabile che per alcuni la frustrazione generata dal cambiamento è troppa e, spesso, non ci sono strategie che possano soddisfare il bisogno di vicinanza su cui si era costruita la fiducia nell’anno educativo passato.

Sicuramente l’implementazione di strumenti virtuali come l’invio di brevi video e i diari con immagini dei bambini sono un buon ausilio ma le fatiche di molti genitori rimangono palesi e non trovano soluzione né attraverso la disponibilità di incontri su piattaforme virtuali né negli incontri allargati a tutti, condotti dalla pedagogista del servizio. In qualche modo la creazione delle “bolle” riduce i rischi di contagio ma limita la contaminazione di umanità di cui la relazione nido-famiglia si nutre.

Cinzia D’Alessandro, Responsabile pedagogica de “La Locomotiva di Momo” e “Il giardino di Bez”, Milano

 

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