L'editoriale

Porre attenzione

 

“Non serve trovarsi nella giungla per essere un esploratore.

Esplorare vuol dire porre la massima attenzione possibile.

Attenzione. È questo che vi chiede il mondo: una tremenda attenzione;

se gliela darete, sarete al sicuro. Nei limiti del possibile”.

Katherine Rundell, L’esploratore, Rizzoli, 2019

 

Non serve “indossare gli stivali delle sette leghe per coprire lunghe distanze in un intero continente”, come ha scritto Haskel. Non serve nemmeno viaggiare, certe volte (e a me viaggiare piace tantissimo, per inciso). E non serve nemmeno avere un binocolo, una bussola, una lente d’ingrandimento. Tutto questo può aiutare, certo.

Ma non è indispensabile.

Quel che serve è porre la massima attenzione possibile, come sostiene l’esploratore protagonista dell’omonimo libro di Katherine Rundell.

Ah – si potrebbe dire tirando un profondo respiro di sollievo –facile! Ma la massima attenzione possibile è qualcosa di molto più difficile, invece. Perché chiede di fermarsi, attendere, stare in ascolto, osservare con cura, scegliere con cautela e rispetto le parole da dire e le azioni da compiere, essere disponibili a fare passi indietro, cambiare idea o direzione.

Porre la massima attenzione possibile è l’esercizio di una vita, e forse neppure una vita è sufficiente per riuscirci davvero.

Eppure è quello che ci chiede il mondo. Questo invito, questo monito, oggi sembrano più urgenti che mai. Sono negli occhi di un uomo che chiede di respirare mentre un altro, che lo dovrebbe difendere, lo soffoca; sono nella richiesta di libertà del giovane Patrick, che ha avuto la sola colpa di voler studiare, pensare e capire; sono in una elefantessa incinta uccisa da un ananas imbottito di petardi o in un’aquila reale fucilata mentre covava; sono nel dolore insensato che tanti uomini infliggono ad altri uomini; sono nell’egoismo di molti altri che non reagiscono alla sofferenza altrui e vanno avanti per la loro strada, convinti che tanto basti per essere innocenti.

In questo tempo incerto, scivoloso, difficile, porre la massima attenzione è davvero quello che ci chiede il mondo.

E, in un progressivo zoom, è quello che ci chiede il nostro continente, il nostro Paese, ognuna delle nostre città... e poi ancora, stringendo, ogni nostro servizio educativo e scuola, ogni nostra famiglia, ogni nostro bambino.

È l’attenzione che ogni uomo o donna deve a ogni altro o altra. L’attenzione a cosa faremo e a come lo faremo.

L’attenzione alle scelte, al senso, alle conseguenze.

Ma è anche l’attenzione che dobbiamo a noi stessi, per essere al sicuro, nei limiti del possibile. Perché solo così abbiamo qualche speranza di salvare la parte più profonda di ognuno di noi, coltivandola con attenzione.

 

Monica Guerra

 

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