L'editoriale

Una pagina nuova

“La cosa veramente difficile non è fare tanta strada, ma costruirne una nuova. Anche piccola, anche stretta, anche piena di buche: ma nuova”.

Enrico Galiano, Tutta la vita che vuoi, Garzanti, 2018

 

Il nuovo anno educativo è arrivato, con la tanto attesa riapertura delle scuole, e subito ha mostrato opportunità e criticità e, insieme, modi diversi possibili di viverlo.

È un anno di strade nuove, spesso piccolissime, strettissime. E anche con diversi inciampi e imprevisti a non finire. È il tempo in cui l’imprevedibile diventa normalità e la normalità diventa spesso fatica. Perché è vero che l’imprevisto è scarto che può generare, e sovente lo fa, pensieri innovativi e atti creativi; ma è altrettanto vero che, quando tutto diventa difficile da prevedere, può accadere di sentirsi disorientati.

Allora si può cominciare a sperare che questo tempo passi il più rapidamente possibile, immaginandoci già in un altrove in cui le cose torneranno alla normalità di prima e noi potremo rispolverare le nostre antiche e consolidate abitudini.

Oppure si può scegliere di abitare questo tempo in tutte le sue incertezze, assumendo la fatica che lo connota, ma anche attraversandolo in pieno, senza sfuggire a quello che può avere da mostrarci e, forse, anche da insegnarci. Abitare questo tempo vuole allora dire percorrerne la strada, osservarne le possibilità, accettarne i limiti. Vuol dire anche accogliere che la normalità di prima probabilmente non tornerà allo stesso modo neppure quando tutto sarà più normale, ma che questo potrebbe essere un bene, perché significherebbe che quel che sta accadendo non sta lasciando solo tracce dolorose, ma anche nuove indicazioni su come vogliamo vivere e aiutare a crescere. Vuol dire costruire strade piene di curve e con molte buche, ma sapere che sono nuove, mai percorse prima, e che attraverso esse abbiamo la possibilità di ripensare principi che rischiavano di diventare dogmi, azioni che cominciavano a sapere di routine, gesti che perdevano consapevolezza.

Questo tempo sta già cambiando quello che eravamo, sia come persone che come servizi educativi e scuole: ogni cosa accaduta e non subita in questi mesi ha già lasciato segni che hanno portato novità nei luoghi dell’educazione, a volte in meglio e a volte in peggio.

Questa strada va percorsa, ma come scegliamo di farlo potrà fare la differenza, per i bambini che stiamo accompagnando in questo momento, ma anche per quelli che verranno. Per questo vale la pena di guardare con cura e responsabilità a questa nuova, sgarrupata stradina su cui stiamo camminando, decidendo se camminarci con curiosità o con resistenza, perché dove ci porterà dipende anche da noi.

Monica Guerra

 

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