L'editoriale

Quando senti l’estate arrivare

metti tra le cose da fare

cogliere un papavero premere

un pistillo stampare una stella

sulla fronte di un’amica

fischiare usando un filo d’erba

lasciare una briciola in terra

e aspettare una formica

cercare un soffione prendere

fiato soffiare insieme

ricordare che ogni desiderio

è un seme.

Silvia Vecchini, Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, Topipittori

 

Per qualcuno il tempo dei desideri arriva al compleanno, per qualcun altro a Natale o a Capodanno. Per qualcuno la notte di San Lorenzo col naso all’insù attendendo che se lo prenda una stella. Per altri ancora ha l’ampiezza di un tempo più disteso – un’intera stagione –, quello di un’estate a lungo attesa.

Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, ma anche adulti, educatori e insegnanti, tutti lo attendono frementi per ragioni diverse: bambini, famiglie, insegnanti per cui l’estate è vacanza, tempo libero da dedicare a sé, a cosa e a chi si ama, godendone ogni momento in lungo e in largo, magari viaggiando, conoscendo posti nuovi, facendo esperienze ricche. Quando è così, è un tempo che scorre via veloce, in cui fare scorta di passeggiate, risate, bellezza.

Ma ci sono anche bambini, famiglie, insegnanti per cui l’estate è un tempo sospeso, che di vacanza sa proprio poco, in cui non si cambiano posti e addirittura a volte si riducono quelli abituali, in cui la disponibilità dei grandi magari si riduce pure, presi come sono a cercare di tenere insieme tutti i pezzi di organizzazioni che proprio sembrano non voler tornare. In questi casi, il tempo sembra non passare mai, ripetitivo e appiccicoso come certe giornate afose in città.

Per questo, quando ci si saluta occorre prestare attenzione a ciò che si può augurare, senza dare per scontato che quel tempo che si apre porti con sé possibilità non solo uguali, ma neppure simili per ciascuno, lasciando pensieri, gesti, sacchetti pieni di cose buone per ogni luogo e tempo.

E, quando si ritorna, dedicare altrettanta cura alle domande con cui ci si ritrova, ma soprattutto lavorare ogni giorno con l’intenzione di lasciare tra le cose da fare tutte quelle meravigliose delle estati dei migliori desideri realizzati, di un tempo disteso per esplorare ognuno col proprio ritmo ciò che diversamente interessa, di uno spazio che continua a rimanere aperto al mondo perché l’educazione che sa di papaveri, stelle, fili d’erba, briciole di terra, formiche, soffioni e semi è quella che continua a coltivare desideri. Perché a volte, per qualcuno, l’estate più bella comincia lì.

Monica Guerra

 

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