L'editoriale

Diritto al futuro

 

“Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no”.

Greta Thunberg, Cop 24-Katowice, Polonia 2018

 

Succede spesso così: un giorno qualunque, qualcuno, da qualche parte, alza la testa, vede le cose come sono e decide di non girarsi, di non tacere, di continuare a guardare. Decide di dire quello che vede. Di dire le cose come stanno. E le sue parole, le sue azioni possono avere ripercussioni straordinarie.

È successo così anche stavolta. Una ragazza di 15 anni comincia uno sciopero da scuola in quello che lei stessa chiama “un piccolo paese”, la Svezia. E il suo sciopero, prolungato e ostinato, diventa una specie di onda che ne produce altre e altre ancora, perché chi la vede o la ascolta sa che lei sta dicendo una verità, sta raccontando una storia che riguarda tutti, che tutti conosciamo. E ci sta impedendo di girarci dall’altra parte, di tacere, di proseguire per la solita strada.

Le sue parole sono chiare, le sue domande senza scampo: “perché dovremmo studiare per un futuro che presto potrebbe non esserci più, quando nessuno sta facendo nulla per salvare quel futuro? E che senso ha imparare i fatti quando i fatti più importanti non significano chiaramente niente per la nostra società? A che cosa serve l’educazione quando i nostri governi non ascoltano gli ‘educati’?”

Lei, Greta Thunberg, sta scioperando da scuola sapendo – e mostrandoci – qualcosa di così vero che dobbiamo fermarci anche noi. Non ci sta parlando solo di cambiamento climatico, ma ci sta richiamando all’etica dell’educare, del governare, dello scegliere. E allora il mondo si ferma insieme a lei, a questa ragazza di ora 16 anni che ci chiede di salvare il nostro Pianeta in corsa verso l'autodistruzione, vittima dell’arroganza e dell’egoismo degli uomini. Prima un po’ di altri studenti, poi sempre di più ogni venerdì, e finalmente tanti, tantissimi un venerdì speciale che è una dichiarazione d’amore per il futuro.

Greta non può far finta di niente. La sua sindrome di Asperger glielo impedisce e le impone di trovare una soluzione. “L’Asperger è il mio dono”, dice Greta. E probabilmente lo è anche per noi, perché ci sta aiutando a guardare dalla parte giusta e ci sta mostrando che non è vero che non possiamo fare niente. Perché basta uno che alzi la testa da qualche parte e decida di non tacere per svegliare molti altri.

Ma Greta ci aggiunge pure la provocazione di permetterci di guardare a quelli che pensiamo come limiti o deficit in un altro, fertile modo. Una ragazza che le etichette definirebbero “mancante” sta aprendo gli occhi al mondo sul mondo, ricordandoci anche che dentro ogni differenza c’è una possibilità e che chi si occupa di educazione deve saperle riconoscere tutte.

Monica Guerra

 

 

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