L'editoriale

Molto più di uno

 

“Ci sono tante Anne differenti in me. A volte penso che sia per questo motivo che sono una persona tanto problematica. Se fossi una Anne soltanto, sarebbe molto più comodo, ma non sarebbe interessante neanche la metà”.

Lucy Maud Montgomery, Anne di Tetti Verdi, Lettere Animate, 2018

 

Cercare di conoscere i bambini lungo il loro percorso di sviluppo, crescita e apprendimento è impegno di ogni educatore e insegnante. Si tratta di un impegno prezioso, fondamentale, per evitare il rischio di sovrapporre, ai singoli come ai gruppi con cui si lavora, immagini ideali o generiche di infanzia che allontanano dalla possibilità di comprensione di quegli specifici e speciali individui.

Ma cercare di conoscere non è conoscere: cercare di conoscere è impegnarsi nel provare a capire attitudini, interessi e risorse, è costruire interpretazioni intorno a domande e azioni, è fare ipotesi di rilanci senza tuttavia sovrastare ciò che in effetti è e che non si potrà mai completamente padroneggiare. Cercare di capire significa anche assumere che, soprattutto nel caso di persone e ancor più di persone nel pieno della loro evoluzione, coloro che si hanno davanti e con cui ogni giorno ci si incontra sono individui incredibilmente e meravigliosamente sfaccettati. Persone differenti l’una dall’altra ma anche articolate in se stesse, ognuna, cioè, costituita da tante declinazioni possibili di sé, da tanti modi di essere, di muoversi, di pensare, di desiderare. Persone con molte facce, che a loro volta cambiano sia nel tempo sia nello spazio, a seconda di coloro con cui si trovano, dei luoghi, dei materiali, degli strumenti, delle proposte e delle possibilità che hanno a loro disposizione.

Bambine e bambini differenti tra loro, differenti in se stessi e continuamente in evoluzione: già da questo deriva una complessità relazionale elevatissima. Ma c’è di più, quello che forse può tradursi in un monito necessario per chi educa: se ogni volta che si incontra un bambino o una bambina se ne sta incontrando solo un volto, allora è necessario porre attenzione a non fossilizzare mai la loro immagine, trasformandola in certezze o, peggio, in profili statici, tutto l’opposto della loro intrinseca dinamicità evolutiva.

Per fortuna, ci sono tante Anne in ogni Anne, ci sono tante bambine e tanti bambini in ogni bambina e ogni bambino. Questo rende tutto più complicato, certo, ma anche molto più interessante, per ognuna e ognuno di loro che ha la possibilità di esplorare parti di sé che convivono e aprono plurime strade, e contemporaneamente anche per chi li affianca nella loro esperienza di crescita e apprendimento, che può lasciarsi sorprendere dalla ricchezza del loro essere e divenire.

 

Monica Guerra

 

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