L'editoriale

– Scrivete una nota, sotto forma di elenco, descrivendo cinque caratteristiche che vi piacciono o ammirate in una persona.

– Tenete questo biglietto nella borsa o nel portafoglio.

– Quando ritenete sia il momento, mettete il biglietto in un libro a caso in una libreria o a casa di qualcuno.

– Voi non vedrete mai più questo biglietto, ma qualcun altro potrebbe farlo.

Philippa Stanton, Conscious Creativity. The Workbook, Leaping Hare Press, 2020

 

Quello proposto da Philippa Stanton è un esercizio che invita a praticare deliberatamente la casualità per generare ed esplorare accostamenti e connessioni insoliti: appartiene, nelle sue parole, a quegli esperimenti che possono mostrare il loro significato solo in un secondo momento e che proprio per tale ragione meritano di essere esercitati, perché se non sperimentiamo in tal senso si chiudono molte delle nostre possibilità di connessione. Un’azione all’apparenza inutile, addirittura bizzarra, che però potrebbe essere generatrice di opportunità, sia in chi la compie che in chi, forse, potrà raccoglierne l’esito.

Del resto, questa azione è qualcosa di simile a ciò che accade con ogni nostro gesto o ogni nostra parola che, consapevolmente o meno, lascia tracce dietro di sé che toccheranno in qualche modo qualcosa o qualcuno. Il lavoro educativo lo fa continuamente e nella maggior parte delle situazioni con intenzionalità: ogni giornata di ogni mese di ogni anno è un susseguirsi di biglietti immateriali lasciati negli angoli delle sezioni, infilati in uno zainetto, appoggiati in una piccola mano. Eppure, nella maggior parte dei casi, mentre lo facciamo noi non sappiamo come i biglietti lasciati lungo la strada verranno raccolti, letti, ascoltati, interpretati o ignorati.

È l’imponderabile di questo lavoro, ciò che lo rende in un certo senso una missione impossibile, ma anche che ne fa un atto che dovrebbe essere e restare gratuito, nel senso di non condizionato da aspettative e non proteso a risultati univoci. Educare come disseminare occasioni, perché ciascuna e ciascuno possa coglierne alcune – le più prossime, le più interessanti, le più in dialogo con quel bambino o quella bambina di quel dato momento in quel dato luogo – nella libertà di lasciar andare le altre. Ma anche come coltivare fiducia in un tempo lungo ben oltre quello condiviso, tale per cui un biglietto non aperto e letto ora potrebbe esserlo poi, in un altro momento e in un altro luogo, inaspettatamente come qualcosa che ricompare all’improvviso tra le pagine di un libro aperto molto dopo il momento il cui ci è stato dato. Intenzionalità che predispone con cura e casualità che accoglie l’unicità: un accostamento intrigante per pensare un’educazione curiosa e generosa.

 

Monica Guerra

 

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