L'editoriale

Ascoltatemi, vi prego, ascoltatemi.

Scendete dalle vostre palafitte e prendete questa pioggia con me.

Noi tutti siamo creature, furtivi come gli animali, 

liberi come il vento, duri come la roccia, belli come i fiori, 

lievi come la neve, caldi come il sole, attenti come gli sparvieri, 

severi come i cieli, cupi come i temporali;

la porta si è aperta, dobbiamo uscire, con questo tempo, 

in questo tempo, 

ma dobbiamo indossare animi nuovi e iniziare a vibrare di vita, 

ascoltare il cra cra delle rane e prendere appunti,

carta e penna per la memoria, passi brevi per non dimenticare 

e iniziare davvero a vedere.

Dobbiamo camminare mano nella mano, tenerci l’animo, tenerci così per imitare il mare.

La porta è aperta,

dobbiamo uscire con questo caldo,

con questo sole,

dobbiamo indossare cravatte colorate, mangiare gelati,

grattarci tutti insieme la schiena,

dobbiamo sentirci dal di dentro

e amorevolmente ascoltare

i nostri temporali nascosti

e aiutarci a camminare, camminare,

finalmente abbiamo la porta aperta e gli animi nuovi,

dobbiamo essere fieri di pensare all’impensabile, all’invisibile,

perché è lì che siamo fatti di pietra, acqua, nuvole, piante, animali,

è lì che siamo ciò che veramente siamo.

Vi prego, scendete da queste palafitte

e prendete la pioggia con me.

Antonio Catalano, “discorso all’umanità” in Discorsi inutili, Animamundi, 2019

 

L’impensabile, una particolare specie di impensabile, ha preso ad abitare con noi, cambiando tutte le regole del gioco e portandoci a vivere come non potevamo pensare fino a solo pochissimo tempo fa. È stato così negli ultimi due anni e continua a esserlo anche in questo momento, in questa ripresa che conserva tratti profondi di incertezza, di stanchezza, di paura.

Eppure. Eppure c’è un altro impensabile, tremendamente umano, vibrante di vita, che chiede di essere pensato, ora più che mai. Un impensabile capace di non dimenticare, ma insieme anche di immaginare oltre. Il potere dell’immaginazione, così radicalmente proprio della nostra umanità, ha ora necessità di quella stessa umanità per dare a ciascuno la forza di attraversare questo tempo, nella presenza non ravvicinata, mano nella mano senza stringersi le mani.

La pioggia che scende può ricordarci chi siamo, farsi nuovo inizio, ancora una volta. C’è un’arca di Noè che può salvarci solo se ci saliamo tutte e tutti insieme, se sappiamo conservare l’amore nella fatica, se scegliamo di insegnare questo, che alla fine è una delle poche cose che valga davvero la pena insegnare. Amare questa vita nei suoi passi incerti come in quelli spediti. E amare i passi altrui insieme ai nostri.

La pioggia che scende lavi via il resto e permetta a questo tempo nuovo di fiorire e rifiorire, permetta a ciascuna e ciascuno di essere e portare ciò che è, permetta di immaginare un impensabile nuovo, aperto, umano. I servizi educativi e le scuole possano, possono essere in questo straordinari giardini.

 

Monica Guerra

 

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