L'editoriale

Scuole volanti

“Tutti in casa mi chiamano Manya. Sono nata in una casa del centro di Varsavia. [...] Qui sui bastioni, prima che nascessi, sono stati giustiziati gli studenti che si erano ribellati a quell’antipatico dello zar Alessandro II. Dice che la Polonia è sua e a scuola mi tocca pure impararlo a memoria! [...] Ho finito il ginnasio a quindici anni, a pieni voti e con una medaglia d’oro. E adesso? Gli studi superiori sono inaccessibili alle ragazze, anzi sono vietati. Così mi iscrivo alla più straordinaria scuola della storia polacca: l’università Volante. Si chiama così perché è clandestina”.

Luca Novelli, Marie Curie e i segreti atomici svelati, Editoriale Scienza, 2011

 

La bambina che in casa veniva chiamata Manya è la chimica e fisica Marie Curie, quella che da grande, insieme al marito, scoprirà la radioattività e diventerà una delle scienziate più famose della storia.

Bambina curiosa, attraversa il suo tempo con perseveranza, una sorta di testardaggine quasi, che le permette di vivere con pienezza un periodo non sempre luminoso e a tratti tragico e di godere di alcune libertà diversamente dalla maggior parte delle sue coetanee.

La sua storia, infatti, non è solo quella di una luminare, ma prima di tutto quella di una bambina che scopre che la scuola può essere un luogo che, anziché invitare a conoscere e indagare, perpetua false verità e tramanda ingiuste discriminazioni.

È una storia del nostro passato prossimo, ancora più prossima se gettiamo lo sguardo un po’ più in là, ai numerosi Paesi in cui anche oggi la scuola è innanzitutto strumento di potere invece che di libertà, spazio per crescere sudditi invece che individui critici. O a quelli in cui le bambine e le ragazze non sono riconosciute soggetti parimenti degni dei loro coetanei maschi di accedere in modo continuativo all’istruzione.

È la storia che ci ha ricordato più di recente la giovane Malala, ora nota attivista per i diritti civili e in particolare per il diritto all’istruzione, quando non ha rinunciato a documentare un regime che le impediva di poter frequentare la scuola solo perché nata femmina.

Più di un secolo separa la nascita di Manya da quella di Malala, ma non è stato abbastanza perché non ci fosse più bisogno di università “Volanti” e, prima ancora, di scuole volanti. Sono nascondigli preziosi sparsi per il mondo dove insegnanti coraggiosi fanno la differenza, educando oltre regole quando le regole tradiscono i bambini e i ragazzi, il loro diritto a crescere, a conoscere e a essere ciò che desiderano. Tra quei bambini ci sono forse futuri Nobel e nuovi attivisti, e questo è certamente importante, ma ancora di più lo è che ogni bambino possa diventare ciò che sogna, grazie a scuole che non temono di essere scuole davvero.

Monica Guerra

 

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