L'editoriale

Dare tempo al pensiero

“Cara Giulia,

a me piace l’idea che pensare, prima di tutto, voglia dire pesare le parole e i concetti, decifrare ciò che si sente, mettersi in ascolto di se stessi. Quali sono le idee che accendono i tuoi desideri, quali quelle che li raggelano? Se ti concentri, se riesci a fare un po’ di silenzio intorno a te, sentirai qualcosa. È la tua verità, è la Giulia più vera, quella che solo tu conosci. Spero che farai scivolare queste parole dentro di te, e che poi darai voce alla tua verità”.

Daniele Aristarco, Lettere a una dodicenne sul fascismo di ieri e di oggi, Einaudi Ragazzi, 2019

  

Nei momenti complicati, l’azione rischia di sganciarsi dal pensiero e di farsi solo reazione: risposta istintiva e non mediata a ciò che ci fa fare fatica, a ciò che non capiamo, a ciò che ci spaventa.

È un attimo: davanti a qualcosa che sentiamo dire, reagire con un giudizio; davanti a qualcosa che non conosciamo, reagire prendendo le distanze; davanti a qualcosa che temiamo, reagire attaccando.

È un attimo e non siamo più persone pensanti, ma individui reattivi, travolti dalle cose. In quell’attimo, l’azione non è più la spinta propulsiva a fare, né l’esperienza autentica di sperimentare: quell’azione senza pensiero diventa fragile. Allo stesso modo, il pensiero senza azione diventa vuoto, dissertazione che non ha coraggio di tradursi in pratica, di sporcarsi con la vita.

In questa complessità, permettere di mettersi in ascolto è più che prezioso: è addirittura vitale. In quell’ascolto, innanzitutto di sé, si possono scorgere i propri desideri e le proprie paure e, da lì, si può provare a capirne le radici, scavando fino ad arrivare a comprendere meglio qualcosa di noi stessi, del nostro sistema di valori, del nostro modo di intendere le cose e anche di prendere posizione.

In quella verità tanto intima quanto delicata ci siamo noi, senza schermi e senza scuse.

Pensare, in questo senso, è un esercizio complesso, che ci porta allo scoperto ma anche che ci restituisce la pienezza dell’essere umano, della sua densità e del suo coraggio, quando necessario. Nei momenti di accelerazione, questo esercizio è un regalo da fare, innanzitutto a quelli che stanno crescendo: perché, in questo tempo denso e diverso da tutti gli altri più di corsa, si può costruire e consolidare un atteggiamento da preservare, un modo di essere e vivere che mette al centro l’uomo e che sostiene la sua capacità di stare in ascolto di sé e degli altri.

Pensare al pensiero come dare peso alle parole, ma anche alle azioni, a ciò che si dice e a ciò che si fa, è un modo che invita a fare spazio e a dare tempo ai pensieri dei bambini, a quelli dei loro adulti familiari e a quelli di chi sta loro accanto nei servizi educativi e nelle scuole.

Un silenzio prezioso per parole nuove.

Monica Guerra

 

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