L'editoriale

Provare a volare

 

“Volare mi fa paura – stridette Fortunata alzandosi.

Quando succederà, io sarò accanto a te – miagolò Zorba leccandole la testa”.

Luis Sepúlveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Salani, 1996

 

Siamo sulla soglia e ci accingiamo a riaprire, almeno nei pensieri e nei progetti. E abbiamo paura, tutti e ciascuno. Paura rispetto a noi stessi, rispetto a quelli con cui lavoreremo, rispetto alla qualità di quello che potremo proporre. Paura che frena, che blocca, che irrigidisce. E abbiamo desiderio, in molti. Desiderio di riprendere, di ricominciare, di ritrovarci. Desiderio che anima, che muove, che preme. Paura e desiderio insieme, come in realtà accade, molto più spesso di quanto immaginiamo, nei momenti cruciali delle nostre vite, proprio come a quella gabbianella in procinto di spiccare il volo che Sepúlveda ci ha donato e che resterà sempre con noi anche ora che è lui a essere volato altrove.

Ed è così per tutti, non soltanto per noi.

Le famiglie che attendono una riapertura portano il loro bisogno legittimo di affiancamento, e, insieme, anche la loro fatica e tutti i loro timori, piene di dubbi e contraddizioni tra la necessità di riprendere la propria vita e la sicurezza di restare al chiuso.

I bambini, i più silenziosi di tutti, nominati ma ancora poco ascoltati, per ora possono solo stare a guardare, in attesa di poterci raccontare che cosa questo tempo ha lasciato dentro di loro, se e come li ha segnati, quali nuove urgenze ha aperto.

In questo momento siamo ancora tutti separati, ma intanto tutti continuiamo a immaginarci come potremo ritrovarci. Leggiamo e apprendiamo strada facendo di prime possibilità di ripresa, anche nell’ambito dei servizi educativi e delle scuole per l’infanzia. Nessuno di noi sa già come potrà avvenire. Sappiamo che ci muoveremo all’interno di criteri immaginati come praticabili e che occorrerà una grande capacità di sperimentare e sperimentarsi, di immaginare regole nuove, non solo per proteggerci ma anche per giocare questa partita.

Ognuno di noi sa che a un certo punto accadrà. Per questo è così importante cominciare a prepararsi, ciascuno al meglio delle proprie possibilità. Dovremo prestare attenzione a tante cose, tutte inedite, ma in cima a tutte dovremo avere cura di salvaguardare le radici più profonde dell’educare, quella cura che permette di essere l’uno accanto all’altro, di restare alleati nell’educazione dei bambini, di tenere la bussola su ciò che conta.

Rimettere in moto i pensieri nel segno dell’educazione è ciò che ci permetterà di fare in modo che non siano solo pensieri di speranza, ma anche pensieri sensibili di rispetto, di accoglienza, di vita.

Monica Guerra

 

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