Per insegnanti e genitori

di Daniela Mainetti e Elisabetta Marazzi

 

Chi lavora in ambito educativo si pone continuamente domande dando così a esse un’accezione autoformativa, ricercando responsabilmente le migliori soluzioni e strategie possibili.

 

Le lettura

Per gli educatori e gli insegnanti

All’interno delle nostre realtà educative e scolastiche leggere rappresenta un’attività che si svolge e declina in differenti modalità e luoghi e costituisce un’esperienza sulla quale vengono sovente investiti considerevoli pensieri e progettazioni. La lettura dal punto di vista di educatori e insegnanti ha una valenza ormai riconosciuta a pieno titolo poiché tramite i libri i bambini vivono una pluralità di occasioni: hanno modo di raccontarsi e narrarsi e pertanto di conoscere meglio se stessi, la propria storia e le proprie emozioni; hanno l’opportunità di incontrare l’altro inteso sia come le altre persone che come l’alterità, il differente da sé (altre culture, altre idee); possono arricchire le proprie conoscenze e competenze linguistiche ed espressive apprendendo nuovi significati e modi di comunicare e dare senso alla comunicazione (verbale e non verbale); possono sperimentare tutta la gamma delle emozioni, all’interno di un contesto protetto che funge da contenitore, imparando a conoscerle e riconoscerle; riescono a vivere momenti che permettono loro di costruire relazioni sempre più adeguate, intime e calde con i pari e con gli adulti che li sostengono nel loro percorso imparando anche a mediare tra i propri e gli altrui bisogni (pensiamo a cosa rappresenta per un gruppo di bambini decidere che libro leggere/sfogliare insieme); hanno l’occasione di porsi interrogativi avviando percorsi di ricerca e indagine di natura scientifica, linguistico-letteraria, emotiva o altro ancora.

Per la grande ricchezza e complessità di quello che significa avvicinarsi al mondo della lettura, gli adulti che operano nelle realtà educative hanno bisogno di pensare a cosa vuol dire leggere e sono chiamati a osservare e ascoltare i bambini al fine di progettare per loro contesti agevolanti e attenti.

Osservare i bambini mentre sfogliano i libri, vedere quali libri scelgono, osservare le loro espressioni del viso o le loro movenze corporee mentre leggono o mentre noi leggiamo loro, cercare di comprendere quando un libro o un racconto sono ancora di interesse o necessitano di essere cambiati o trasformati (prendendo anche spunto dai suggerimenti che Gianni Rodari ci offre nella sua Grammatica della fantasia), ascoltare le domande che pongono relativamente al racconto o alle parole che sentono, osservarli mentre cercano di leggere o sfogliare un testo in solitudine o in compagnia (di un altro bambino o nella ricerca dell’adulto)… tutto questo deve accompagnarci nel progettare luoghi, tempi, relazioni ed esperienze di senso e di supporto alla crescita dei bambini.

Pensare alla lettura significa pertanto prestare attenzione ai luoghi che allestiamo per lo svolgimento di questa esperienza, luoghi che necessitano di essere accoglienti, sufficientemente raccolti, garanti di intimità tanto quanto di possibilità di allargamento ad altri (soprattutto quando la lettura viene gestita dall’adulto).

Ipotizzare occasioni di lettura vuol dire ragionare sui tempi e sulle relazioni, nella consapevolezza che approcciarsi a questo mondo richiede un tempo della quotidianità – che non può essere quello dei brevi momenti di intermezzo – e un tempo lungo legato a prospettive future – pensando al bambino come a un soggetto in costante cambiamento –.

Ecco allora che proporre la lettura ai bambini richiede un adulto che progetta luoghi che alimentano curiosità e domande e che permettono di trovare piccole certezze momentanee pronte ad essere trasformate da nuove conoscenze.

 

Per i genitori 

Leggere un libro ad alta voce al proprio figlio o alla propria figlia è un’occasione che nessun genitore dovrebbe perdersi. Oltre a essere un momento piacevole, è sempre importante per un bambino ascoltare una storia, una fiaba o un racconto dalla voce di una persona a lui vicino.

I libri hanno, innanzitutto, la funzione di generare significati, che ciascuno di noi può ricercare – per tutta la sua vita – tra le righe di un racconto. Affinché i bambini apprezzino questo tipo di conoscenza è necessario che si avvicinino progressivamente all’uso del libro. È un processo che può prendere l’avvio fin dai primi mesi di vita, fin da quando il libro rappresenta semplicemente un oggetto da manipolare, da rigirare tra le mani e da esplorare. Munari, nella sua immensa attenzione ai bambini e grazie alla sua creatività, ha inventato i famosi pre-libri, ossia libri senza parole, sensoriali, costruiti con materiali diversi: dalla carta alla stoffa, dal legno al cartone. Libri che si possono leggere anche al contrario, perché sono speculari. Libri senza parole, dedicati ai bambini piccolissimi, che li possono manipolare come oggetti generatori di curiosità e di interesse. Interesse e curiosità che si orienteranno, con il crescere delle competenze dei bambini, verso le immagini prima e verso le parole poi.

I libri di sole immagini (meglio se molto familiari) o con un solo personaggio che sviluppa una breve storia fatta di sequenze di azioni semplici, sono i libri adatti ai bambini che stanno iniziando a parlare. Un adulto a cui indicare un’immagine affinché risponda con il nome dell’oggetto è un riferimento importante per il bambino che sta iniziando a dare significato al mondo che lo circonda, attraverso il linguaggio. Poi, via via che cresce l’abitudine alla lettura, i bambini diventano sempre più interessati a storie più articolate e complesse.

Da secoli il racconto di storie e di fiabe rappresenta un modo attraverso cui gli adulti trasmettono i significati culturali e i valori della loro società. Anche se oggi i racconti non assolvono più a questa funzione è importante considerare come, a partire dai 2/3 anni, i bambini utilizzino le fiabe come risorsa per elaborare le prime paure che si affacciano alla loro coscienza: la paura del buio, dei mostri, dei lupi e del pericolo in generale. In questi frangenti la relazione con un adulto fidato, a cui il bambino sia legato affettivamente, assume una funzione speciale, quella di punto di riferimento emotivo a cui accedere per immergersi in un mondo avventuroso, spesso spaventoso.

Le possibilità che i libri offrono sono infinite e la ricchezza delle scelte editoriali ne sono lo specchio. Da questo punto di vista sono necessarie alcune accortezze, perché non tutti i libri sono bei libri. Nell’acquisto è opportuno porre attenzione alle immagini (che non siano banalizzanti, stereotipate o non direttamente e coerentemente collegate al testo); attenzione al linguaggio (oltre ad essere adatto al livello di comprensione del bambino, non dovrebbe essere né obsoleto né contorto); attenzione anche alle storie (alcune sono piene di stereotipi, altre sono moralizzanti e svilenti).

Il momento dedicato alla lettura o al racconto può diventare un bellissimo rituale da ripete tutti i giorni. Molti genitori ci raccontano della loro fatica nel contenere l’esuberanza dei bambini al momento di andare a letto. Un buon modo per conciliare il sonno in una situazione rilassante e piacevole è dedicare una quindicina di minuti alla lettura prima di spegnere la luce e darsi la buonanotte.

 

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