Per insegnanti e genitori

di Daniela Mainetti e Elisabetta Marazzi

Chi lavora in ambito educativo si pone continuamente domande dando così a esse un’accezione autoformativa, ricercando responsabilmente le migliori soluzioni e strategie possibili.

 

Tempi d'attesa

 

Per gli educatori e gli insegnanti

Quelli che stiamo vivendo sono tempi di grande fatica, complessità e dolore e che niente hanno a che vedere con la normalità della nostra quotidianità… ogni giorno nei servizi educativi e nelle scuole ci attivavamo per progettare esperienze con i bambini, per gestire occasioni di relazione e conoscenza, per programmare routine sempre più attente a favorire le autonomie, per costruire partnership con le famiglie.

Oggi tutto questo sembra annullato, cancellato. Stiamo vivendo un tempo di sospensione e attesa che apre a molte domande e a molti accadimenti, che non avremmo voluto dover fronteggiare noi in prima persona, né avremmo voluto che lo vivessero i bambini e le famiglie con cui lavoriamo. Stiamo affrontando un tempo che ci obbliga a rileggere tutti i nostri parametri e che ci ha spinto a interrogarci su come continuare a tenere la rete di rapporti con i bambini e le famiglie. Ecco, allora, che ciascuno di noi, sulla base delle proprie risorse e della conoscenza di bambini e genitori delle proprie realtà educative e delle scuole, ha iniziato ad attivare nuovi modi per garantire la relazione, ha proposto letture o esperienze a distanza, ha costruito strumenti per continuare a offrire un pezzetto di normalità che è fondamentale per riuscire a far passare il messaggio che quello che c’è ora non è l’unica cosa che esiste e che quello che avevamo prima continua ad essere, presentando prospettive verso il futuro che, talvolta, si fa fatica a cogliere e vedere.

Certo c’è anche dell’altro… C’è la vita che sta scorrendo ogni giorno e che è quella per cui ciascuno di noi vive chiuso nelle proprie abitazioni, esce solo sulla base delle indicazioni specifiche che vengono date, affronta luoghi di lavoro autorizzati (come gli ospedali, i negozi di alimentari e poco altro) o in modi diversi dal consueto, sperimenta sofferenze in maniera più o meno ravvicinata o distanziata. È una nuova normalità, che influenza e fa parte del percorso di crescita dei nostri bambini e delle loro famiglie. È un tempo di sospensione che, però, rientra nella vita di ogni giorno e che dobbiamo inevitabilmente tenere presente nel qui e ora e nel futuro.

I servizi non smettono di essere tali solo perché in questo momento sono fisicamente vuoti, noi non interrompiamo la nostra professionalità solo perché siamo distanti. Ci sono molte cose che possiamo fare ora per tenere le fila di una storia attraverso il consueto ascolto senza dare niente per scontato (come, ad esempio, farsi raccontare dai genitori che cosa stanno facendo i bambini, quali pensieri stanno mettendo insieme, quali giochi e interessi stanno scoprendo; farsi mandare delle foto di come i bambini possono essere diventati, tenendo presenti i grandi cambiamenti che avvengono nel loro aspetto e nelle loro competenze; parlare con le mamme e i papà per comprendere come stanno vivendo la loro genitorialità in una situazione in cui si riscoprono tempi e ci si ri-conosce; far avere loro narrazioni della nostra giornata o altro ancora) e molte ne dovremo fare quando rientreremo, accompagnando ciascuno a rileggere quanto accaduto e quello che siamo diventati in questi mesi, a valorizzare il tempo trascorso, a renderlo parte del proprio percorso senza negarlo né cancellarlo. Non sono giorni di vuoto questi, ma giorni di “diversamente” e talvolta “troppo pieno” in cui la collaborazione con i genitori è lo strumento principe per continuare a crescere insieme!

 

Per i genitori

Siamo nel pieno dell’emergenza Covid-19 e non immagino come sarà la situazione quando uscirà l’articolo. Oggi, mentre mi sento sospesa tra un passato e un futuro congelati, in un presente privo di senso, provo a immaginare come sarà il domani. Come faremo a ritornare alla vita di sempre, dopo tante perdite? Quali paure in più avremo e quante certezze in meno? Cosa proveranno i nostri figli, ai quali è stata interrotta la quotidianità per un tempo che a loro sembrerà molto più lungo, e che per densità di vita è veramente più lungo? Cosa ci possiamo aspettare dalla scuola e dai nidi che riaccoglieranno i nostri figli? Mi chiedo se sia davvero possibile che insegnanti e bambini possano prescindere dalla loro classe e dalla miriade di relazioni che lì si generano, per innescare quel processo di insegnamento e apprendimento che dovrebbe modificare quotidianamente coloro che ne sono coinvolti. Mi chiedo come si faccia a escludere le emozioni da questo processo. Non ho una risposta, ma oggi mi piace immaginare che, al ritorno alla vita normale, ciascuno di noi possa ritrovare un senso di continuità nella sua esistenza, senza avere la sensazione che il tempo si sia interrotto o che si sia fatto un salto su una voragine buia e profonda per ritrovarsi tutti insieme in un punto congelato, a rincorrere il tempo perduto. Mi piace pensare che nessuno dei nostri figli si senta dire, con le parole o con le intenzioni: “Dove eravamo rimasti?”. Perché nessuno è rimasto fermo da qualche parte. Tutti siamo andati avanti a costruire la nostra storia e la narrazione delle nostre vite, malgrado tutto.

Mi piace pensare che noi adulti saremo capaci di mantenere vivo tra i nostri figli l’interesse per l’apprendimento, per il tempo da trascorrere con i compagni, per le scoperte che si fanno a scuola e per il gioco, senza diventare ossessivi con la proposta di attività e di cose da fare. I bambini, come noi, avvertono il bisogno di uno spazio mentale per vivere questo presente così difficile da comprendere. La scuola è chiusa e non credo che si possa insinuare nella quotidianità delle famiglie, come se niente fosse. Allo stesso tempo, mi piace pensare che noi saremo stati capaci di continuare a comunicare con educatori e insegnanti, per qualche consiglio di lettura, per condividere una canzone conosciuta o nuova, tutti insieme e per proseguire a scrivere quella storia di relazioni che il nido e che la scuola sanno promuovere.

Per i bambini sarà fondamentale mantenere vivo il ricordo della scuola, non attraverso la proposta di attività da fare in serie per “far passare il tempo”, ma attraverso alcuni momenti specifici in cui dedicarsi alla ricerca di giochi speciali da condividere con i compagni; momenti da dedicare al racconto o alla condivisione di desideri. Ai bambini dovrebbe essere riservata l’occasione di esprimere i propri dubbi e le proprie domande. Domande che noi genitori dovremmo raccogliere per condividerle con educatori e insegnanti al fine di trovare risposte, non solo verbali, coerenti e utili per la rielaborazione delle loro paure e per rafforzare la loro resilienza.

Penso ai bambini che passeranno dal nido alla scuola dell’infanzia, o da questa alla primaria o, ancora, alla secondaria. Per loro, in particolare, dovremmo pensare a qualche strategia efficace e utile per continuare ad accompagnarli, prevedendo che i loro attuali educatori o insegnanti non spariscano nel nulla, ma che, al contrario, continuino a partecipare a questa esperienza, restando a fianco dei nostri figli.

 

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