Le parole dell'educazione
 
"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una e la guardo fino a quando non comincia a splendere"
Emily Dickinson

 

La rubrica di Bambini riprende alcune tra le parole più significative dell'educazione, ripercorrendone i significati e aprendo a nuove stimolanti riflessioni  

 

Spazio

Beate Weyland

Professore associato di Didattica presso la Libera Università di Bolzano, Facoltà di Scienze della Formazione

 

Il concetto di spazio rientra nella categoria dei termini ambigui, che hanno molteplici significati a seconda delle discipline che ne trattano. A esso si aggiungono poi anche i termini ambiente e luogo, spesso utilizzati come sinonimi.

Pur non trovando definizioni univoche, i contributi di riflessione e ricerca attualmente più interessanti sul tema degli spazi destinati all’infanzia provengono da un intenso scambio interdisciplinare tra i mondi della pedagogia e dell’architettura.

Essi convengono nel ritenere che la parola luogo indichi uno spazio vissuto, dove l’esperienza e l’azione imprimono il pensiero e i ricordi; il termine spazio sembrerebbe corrispondere più a una dimensione esistenziale e molto concreta dell’esperienza umana, significando dunque il risultato dell’azione sulla materia, quindi anche lo specchio di un approccio educativo; il concetto di ambiente in pedagogia avrebbe un significato astratto, volto a descrivere i rapporti tra insegnante, allievo e contenuti, quando invece assume una valenza molto concreta, ai limiti del tecnico nel campo dell’architettura.

Lo spazio è di certo una dimensione costitutiva e qualificante dell’esperienza umana: “Non c’è spazio per respirare in questa stanza”, “Dammi un po’ di spazio”, ci mostrano l’esperienza figurata dell’estensione di un luogo vuoto o occupato da corpi. “Mi sento a terra”, “Tocco il cielo con un dito”, “Ti sono vicino” indicano come anche le caratteristiche dello spazio possono determinare le nostre sensazioni. Lo spazio viene letto come dimensione esistenziale e vissuta, in cui si parla di linee, distanze, misure e proporzioni finalizzate a ottimizzare la relazione tra gli individui.

Per comprendere lo spazio con la sua essenza dinamica e tattile non si può parlare di un’opera senza averla abitata e misurata con il proprio corpo. La sua atmosfera è ciò che rimane impressa nella nostra memoria e ciò che dona a questo spazio le sue qualità.

La profonda relazione con lo spazio fisico, nel contesto italiano, non è stata per tanto tempo un oggetto di interesse nell’indagine pedagogico-didattica. La parola spazio in campo educativo viene impiegata per lo più come termine astratto e metaforico: “lo spazio dell’educazione”, “spazio alla cultura”, “lo spazio dell’apprendimento” sono concetti che rimandano a un modo di concepire la formazione, non a un ambiente concreto.

Sulla scia dei pensieri di Loris Malaguzzi e delle sue riflessioni sullo spazio come “terzo educatore” sono nate esperienze che hanno fatto scuola nel mondo proprio per il fatto di concepire lo spazio come dispositivo pedagogico, elemento cardine che fa parte delle scelte che riguardano un progetto educativo.

Lo spazio è davvero uno specchio dell’approccio educativo prevalente in una scuola. A volte l’atteggiamento pedagogico non è pienamente consapevole e condiviso in una scuola e quanto dichiarato in termini di finalità e intenti formativi può essere contraddetto, almeno in parte, da come sono organizzati gli spazi. Riflettere sulle qualità fisiche e funzionali degli ambienti educativi, osservare gli oggetti che li contengono, analizzare i movimenti dei bambini e degli operatori nelle strutture può portare a scoprire quanto lo spazio sia davvero un dispositivo pedagogico straordinario. Può quindi comportare, in alcuni casi, la necessità di far emergere più chiaramente, nel confronto tra insegnanti e genitori, il sistema di significati prescelto per l’azione didattica ed educativa.

L’elemento che congiunge pedagogia e architettura su questo termine è la relazione tra spazio e progetto. Lo spazio diventa accessibile tramite un progetto, un pensiero. Non è infatti solo l’architetto che progetta uno spazio, il docente nel suo mondo è anche un progettista, progetta le attività educative, progetta il tempo didattico, progetta la relazione con i bambini. Lo spazio è quindi progettato da entrambi: architetto e insegnanti.

Nasce così un terreno di lavoro comune in cui le parole spazio e ambiente si legano a elementi molto concreti.


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta l’informativa estesa sui cookie. Proseguendo la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie.