«Posso aiutarti, Matilde?»; «Mi chiedevo che cosa potrei leggere adesso». «Vuoi dire che hai guardato tutte le figure?»; «Certo, ma ho anche letto le storie». La signora Felpa, alta e imponente, abbassò lo sguardo su Matilde, che a sua volta alzò gli occhi. «Certi non valevano niente – disse Matilde – Altri invece erano bellissimi. Più di tutti mi è piaciuto Il giardino segreto. Era pieno di misteri: quello della stanza dietro la porta chiusa, e quello del giardino dietro il muro». La signora Felpa era sbalordita. «Ma quanti anni hai, esattamente?»; «Quattro anni e tre mesi». Anche se la bibliotecaria era stupefatta, non lo diede a vedere. «E adesso che tipo di libro vorresti?» «Uno veramente bello, di quelli che leggono i grandi. Un libro famoso. Ma non ne conosco nessuno».

La signora Felpa passò in rivista gli scaffali, esitante. Non sapeva cosa consigliarle. Come si fa a scegliere un classico per una bambina di quattro anni? Dapprima pensò di proporle un romanzo per ragazzine adolescenti, ma poi, chissà perché, passò istintivamente davanti allo scaffale senza fermarsi. 

«Prova questo», disse alla fine. «È famosissimo e molto bello. Se ti sembra troppo lungo, dimmelo, e ti cercherò un libro più corto e un po’ più facile». «Grandi speranze» lesse Matilde «di Charles Dickens. Mi piacerebbe provarci». La signora Felpa pensò che era una follia, ma a Matilde disse: «Certo che ci puoi provare».

(Roal Dahl, Matilde, Salani, Milano, 2005)

Mentre i grandi discutono delle competenze dei bambini, i bambini srotolano i loro saperi davanti ai grandi. Ci sono saperi sottili, quasi trasparenti, che richiedono sguardi profondi per farsi vedere. Altri sono sgargianti e luminosi, più semplici da registrare, ma così veloci da essere difficili da trattenere. Altri ancora sono sorprendenti, tanto da lasciare sbalorditi: il rischio di non riuscire ad accoglierli è alto, perché per farlo occorre riconoscere che i bambini sono competenti non per slogan ma per esperienza.

Qualsiasi siano i loro saperi, a noi adulti è chiesto di prestare attenzione e di restituire sguardi fiduciosi, che invoglino ad andare oltre, a osare un passo in più di quelli che si sanno già fare. Di sostenere il desiderio di provare, ogni volta che si manifesta, offrendogli il nostro credito. Di donare ottimismo, nel senso di riconoscere il bene, anzi il meglio che c’è.

Permettere ai bambini di provare, in qualunque modo poi andrà, fa crescere la relazione e sostiene il desiderio di esplorazione. Se non sono competenze queste...

Monica Guerra