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“Quando le mostro la mia scaletta, la maestra è molto soddisfatta. Mi sorride addirittura, dicendo: «Brava, Mina. Ottimo lavoro. Ora scrivi pure la storia». Ma naturalmente, come mi metto a scrivere, la storia non vuole saperne di stare ferma, non mi obbedisce. Le parole danzano come mosche. Volano via in direzioni strane e meravigliose, portando la mia storia su una strada inaspettata. Io la trovo bellissima, ma quando gliela faccio vedere, la maestra si arrabbia e basta. Con la scaletta in una mano e la storia nell’altra, strilla: «Non corrispondono!»”.

David Almond, La storia di Mina, Salani, 2011

 

Anche per gli educatori e gli insegnanti è così.

Ci sono progetti che corrispondono perfettamente alle scalette, nei quali all’inizio dell’anno si sa già perfettamente ciò che accadrà ogni settimana. Progetti dove si sa cosa viene prima e cosa dopo, in un ordine che va spesso dal semplice al complesso, come se la conoscenza potesse davvero essere questione di contenuti sommati l’uno all’altro. Progetti fatti di attività perlopiù decise a priori, in cui lo spazio per l’individualità è ridotto, come in certe guide didattiche buone per tutte le stagioni e in certi lavori in cui si deve seguire una linea già tracciata o riempire una figura a suon di palline di carta crespa da arrotolare, che quando poi li appendi alle pareti sono tutti uguali e nessuno riconosce il suo.

Poi ci sono progetti in cui la scaletta è piuttosto una dichiarazione di intenti, una traccia costruita sulla conoscenza dei singoli e del gruppo per orientare lo sguardo, ma da cui si sa già che ci si dovrà discostare per fare spazio all’ascolto di ciò che ognuno porta strada facendo. Progetti spesso molto poco simili a quello che gli adulti avevano immaginato, in cui la storia si co-costruisce e gli imprevisti sono un’occasione da cogliere per fare spazio alle domande vive che l’indagare insieme sollecita. Progetti in cui occorre essere capaci di rivedere le proprie aspettative e di fidarsi di ciò che bambini e famiglie portano. Progetti in cui le proposte sono differenziate e gli esiti sono uno diverso dall’altro, testimonianza di percorsi, intelligenze, competenze eterogenee.

Che sia un anno di osservazioni e documentazioni accurate, di progettualità attente, di ascolto profondo e, sì, anche di strade inaspettate: quelle in cui, più di ogni altra, adulti e bambini condividono un percorso di crescita e apprendimento.

Monica Guerra