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In questo mese

Ho piantato il seme che mi avevi dato e l’ho innaffiato ogni giorno, ma non è germogliato. L’ho messo in un vaso più grande con del terriccio più fertile, ma non è cresciuto. Così oggi ho portato il mio vaso vuoto senza fiore. È il meglio che sono riuscito a fare”.

Demi, Il vaso vuoto, Rizzoli, 2017

 

Quando l’imperatore deve scegliere il suo successore, decide di rivolgersi ai bambini per cercarlo. A ognuno di quelli che si presentano a lui offre un seme, comunicando che il suo erede sarà chi gli porterà un anno dopo il fiore più bello. Ma i semi non sono quello che sembrano e il piccolo Ping, nonostante un anno di impegno e dedizione, riporterà un vaso vuoto: il meglio che è riuscito a fare. Quel meglio – così misero di fronte ai fiori meravigliosi, ma frutto di inganni, portati dagli altri – è la ragione per cui l’imperatore sceglierà proprio lui. Perché quel meglio è segno di ostinata dedizione, di impegno incrollabile, è “la sua verità, nuda e vuota come il suo vaso”, come gli dirà l’imperatore.

Questo è il momento in cui si sta per chiudere un anno di lavoro. Un anno, lo stesso tempo avuto da Ping per far crescere il suo fiore più bello. Un anno in cui ogni educatore e ogni insegnante hanno avuto il compito di costruire i contesti migliori per permettere ai bambini di crescere e di apprendere; in cui ogni genitore ha avuto la responsabilità di guardare il proprio figlio prestando attenzione alle sue trasformazioni e ai suoi bisogni; in cui ogni bambino ha desiderato di poter giocare ed esplorare per fare un po’ di più suo questo nostro mondo.

Questo è un tempo di bilanci, prima di cominciare a pensare ai rilanci. Ognuno ha attraversato questo anno cogliendone probabilmente la bellezza ma anche la fatica, in giorni di entusiasmo e in altri di stanchezza. Ora, a guardare indietro e a ripercorrere i momenti vissuti, si potrà pensare che sia stato un grande anno o che sia stato un anno difficile, si potrà esserne soddisfatti o meno, si potrà idealizzare o recriminare, guardando il vaso e trovandolo mezzo pieno o mezzo vuoto.

Comunque sia stato questo anno, ciò che conta è che lo abbiamo coltivato come un seme promettente, dedicandogli la terra, la luce, le cure migliori di cui siamo stati capaci, così da poterlo guardare ora come il meglio che siamo riusciti a fare. E se così non è stato, che lo sia per il tempo a venire.

 

Monica Guerra