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Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il Tempo. Esistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che, talvolta, un’unica ora ci può sembrare un’eternità, e un’altra invece passa in un attimo... dipende da quel che viviamo in quest’ora. […]

Nessuno si rendeva conto che, risparmiando tempo, in realtà risparmiava tutt’altro. Nessuno voleva ammettere che la sua vita diventava sempre più povera, sempre più monotona e sempre più fredda. Se ne rendevano conto i bambini, invece, perché nessuno aveva più tempo per loro. Ma il tempo è vita. E la vita risiede nel cuore. E quanto più ne risparmiavano, tanto meno ne avevano”.

Michael Ende (1973), Momo, Longanesi, 1984

 

Questo è un tempo di corsa. Riempito oltre misura, tanto che spesso ci troviamo a dire che una giornata non basta per tutto quello che c’è da fare. Vissuto in velocità, passando da una cosa all’altra senza transizioni. Consumato in fretta, col rischio di non accorgersi davvero di quello che accade, di quello che c’è, di quello che è.

È una percezione diffusa e contemporaneamente un comportamento più facile da attribuire agli altri che a noi stessi. Così, educatori e insegnanti si trovano talvolta a dire dei genitori che non hanno tempo per fermarsi, che sono sempre in ritardo, che non riescono a stare abbastanza con i propri figli. I genitori, dal canto loro, vorrebbero spesso una scuola con più tempo per ogni bambino, una scuola capace di rispettare i tempi di ciascuno. Entrambi ci si trova, sovente proprio malgrado, a tendere verso un’accelerazione nelle esperienze dei bambini, gli uni schiacciati da aspettative attribuite agli altri, gli altri preoccupati che i propri figli non siano abbastanza preparati per quello che verrà. Nessuno, probabilmente, desidera davvero tanta frenesia e tutti siamo animati da buone intenzioni, ma il risultato è che ovunque si macina tempo, facendolo macinare anche ai bambini. Non ci sono colpe, solo stili di vita che si incarnano e che paiono immodificabili, quasi un dato di fatto imprescindibile.

La fortuna di chi vive e lavora accanto ai bambini, invece, è proprio quella di poter vedere che un altro modo di essere, stare, esistere c’è: il modo di chi si perde dentro a un gioco, dietro a un’ombra, sulle tracce di un insetto, tra i riflessi di una giornata di sole, nelle orme sulla neve… È il modo di chi si affaccia al mondo, prima che il mondo gli chieda di cambiare marcia. Ed è un modo prezioso per chi ha la fortuna di poterlo stare a osservare. Un modo salvifico, che può restituirci il senso dell’essere umani. Questo è il tempo giusto per provarci.

Monica Guerra