Condividi

L'editoriale

Cercare le parole

“Sapete quante lingue muoiono ogni anno? [...] Venticinque! Venticinque lingue muoiono ogni anno! Muoiono per non essere state parlate. E le cose indicate da quelle lingue si estinguono con loro. Ecco perché i deserti a poco a poco ci invadono. A buon intenditor...! Le parole sono i piccoli motori della vita. Dobbiamo averne cura”

Erik Orsenna, La grammatica è una dolce canzone, Salani, Milano, 2002

 

I bambini sono appassionati cercatori di parole, che provano a raccogliere in ogni luogo e in ogni occasione.

Lo fanno dalla nascita, appena si affacciano al mondo e cercano tracce delle parole che hanno ascoltato mentre erano ancora nelle pance delle loro mamme. Lo fanno da prestissimo, riprendendo i suoni che sentono dagli adulti che si prendono cura di loro. Lo fanno continuamente, costruendosi un dizionario sempre più ampio che però non li sazia mai. Lo fanno perché sanno, anche senza che qualcuno glielo spieghi, che quelle parole permetteranno loro di essere ascoltati, di fare nuove amicizie, di conoscere nuove cose. Quando arrivano nelle scuole possono misurare le parole che hanno imparato fino a quel momento verificandone gli effetti sugli altri, possono incontrare parole inedite che non hanno ancora udito né pronunciato, possono cercare altre parole per scoprire cose che non sanno ancora, per stare in dialogo con gli altri, per provare a capirli meglio e per capirsi sempre di più.

Chi educa ha il compito di aiutare i bambini a trovare le parole per dire, che poi significa dare le parole per pensare. Chi educa ha il compito di aiutare a coltivare la propria lingua, perché non si perda nel tempo portando via con sé le cose che le parole perdute indicavano. E ha il compito di aiutare a rispettare le lingue altrui, dando spazio a ciascuna nei luoghi dell’educazione, affinché i deserti non si amplino travolgendo la bellezza delle differenze e la straordinaria opportunità di apprendere suoni e segni che ancora non conosciamo e che possono ora aprirci la mente e un giorno, chissà, portarci lontano.

“Le parole sono i piccoli motori della vita”. Perché nelle parole ci sono i pensieri che si aprono al mondo nel nostro comunicarli e nei pensieri ci sono le premesse per le azioni. Quando muoiono le parole anche i pensieri muoiono e si indeboliscono le possibilità di realizzazione di azioni condivise. Quando, invece, sopravvivono solo le nostre parole muore l’altro, si spegne il dialogo, diviene sterile l’incontro. Prendersi cura delle parole dei bambini, delle loro famiglie, dell’educazione che si dipana nei servizi educativi e nelle scuole, raccogliendole, documentandole, condividendole, è un modo prezioso di fare scuola e di fare comunità.

 

Monica Guerra


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più consulta l’informativa estesa sui cookie. Proseguendo la navigazione, acconsenti all’uso dei cookie.