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L'editoriale

La scuola: lo spazio del possibile

“La finestra della sua camera da letto era un’apertura quadrata nel muro. Durante il periodo delle piogge, Wilhelmina cuciva tra loro i sacchetti di plastica formando una protezione da fissare alla cornice della finestra. Nella stagione secca entrava la polvere. Anni prima un ospite della fattoria aveva chiesto a Will di quella finestra. «Tuo padre potrà permettersi una lastra di vetro, no?» «Mi piace essere un po’ impolverata» aveva risposto lei «e anche bagnata.» Polvere e pioggia volevano dire fango. Il fango era pieno di possibilità”

Katherine Rundell (2011), Capriole sotto il temporale, Rizzoli, Milano, 2018

 

Quando inizia un nuovo anno educativo o scolastico si hanno con sé frammenti d’estate, qualche raggio di sole sulla pelle e passeggiate serene nelle gambe, ricordi buoni nel cuore e buoni propositi nella testa, desideri da realizzare e l’energia per farlo.

È così che deve essere ed è così che speriamo sarà, per ognuno di noi.

Poi può succedere che arrivino giornate di pioggia, i ricordi si stemperino andando a sedimentare in posti di noi da cui non sempre riusciamo a vederli, i buoni propositi si scontrino con quotidianità non sempre lievi e le fatiche sembrino avere la meglio.

Succede spesso. Succederà che i bambini pongano problemi, con le loro domande, le loro differenze, le loro specificità. Succederà che i genitori pongano questioni, chiedano spiegazioni, portino sguardi diversi. Succederà che i colleghi abbiano visioni differenti, presentino difficoltà, aprano a conflittualità. Succederà che faticheremo a riconoscere le potenzialità in questa elevatissima complessità relazionale ed eterogeneità culturale, portando a nostra volta complessità, altre questioni, incomprensioni, indisponibilità.

Succederà perché è normale che accada, perché è nell’ordine delle cose e perché la scuola è un meraviglioso spaccato di questo nostro mondo che tanto fatica a stare in dialogo, ad accogliere le differenze, a stare nell’inedito. È un lavoro complesso, certamente, che si tinge di sfumature nuove e tutte da conoscere.

Ma la scuola è anche lo spazio del possibile, il territorio dell’esercizio, il luogo dove educare ed educarsi allo stare in dialogo, all’accogliere le differenze, all’esplorare l’inedito. Di tutti i compiti, questi sembrano oggi quelli prioritari, come dichiarano i recenti Nuovi scenari a supporto delle Indicazioni Nazionali e, con loro, le Raccomandazioni europee, ma anche come emerge dalla quotidianità osservabile da ognuno, dentro e fuori i luoghi dell’educazione.

Se non avremo paura dell’apertura nel muro e della polvere e della pioggia che vi possono entrare attraverso, se sapremo guardare al fango come a una possibilità, allora questo sarà un anno buono in ogni caso, perché autentico, coraggioso e pieno, come la scuola deve essere.

Monica Guerra


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