Il rapporto – diretto, profondo, imprescindibile – tra educazione ed esperienza è tema pedagogico e didattico antico, letteralmente, e assodato, teoricamente. Eppure “leggere i libri” della conoscenza “concretamente” è complicato. Non è solo questione di strumenti concreti ma è precipuamente questione di approccio, di convinzione, prima ancora di disposizione. Vuol dire andare oltre il sistema didattico in uso, recuperare i significati delle proposte, pensare le modalità più adeguate per attraversarle, sperimentare possibilità che permettano di vivere la conoscenza, accogliere il ruolo meno di primo piano che investe a quel punto l’educatore o l’insegnante. Ma vuol anche dire mettere i bambini nelle condizioni di attraversare l’esperienza del conoscere con tutti se stessi – mani che cercano, cose da guardare, occhi che si impegnano a osservarle al microscopio, teste che discutono gli esiti delle proprie ricerche – riconoscendo dignità a un tempo individuale e collettivo nel fare, oltre che nell’elaborare. In questo, il mondo fuori è grande maestro di provocazioni, da cogliere come straordinarie opportunità per riempire di senso l’esperienza dei bambini.

Monica Guerra