Per insegnanti e genitori

di Daniela Mainetti e Elisabetta Marazzi

 

Chi lavora in ambito educativo si pone continuamente domande dando così a esse un’accezione autoformativa, ricercando responsabilmente le migliori soluzioni e strategie possibili.

 

La documentazione

Per gli educatori e gli insegnanti

Uno dei compiti fondamentali dei servizi educativi e scolastici è il lavoro di documentazione. Nello svolgere il nostro mestiere siamo chiamati a documentare quello che accade e non si tratta tanto di doverlo fare quanto di assumere tale mandato come scelta consapevole.

Molteplici sono sia gli strumenti della documentazione che possiamo utilizzare sia gli interlocutori per cui documentiamo e questi due elementi sono fra loro strettamente connessi poiché ha senso individuare la modalità documentale appropriata a ciascun destinatario e all’obiettivo che si intende perseguire.

Ecco, allora, che documentiamo per i bambini, affinché possano rileggersi attraverso la memoria e la narrazione che costruiamo per loro e con loro: bambini che possono rivedersi attraverso le immagini fotografiche, bambini che possono riascoltarsi attraverso le parole delle conversazioni o delle osservazioni che abbiamo steso in loro presenza, bambini che possono rileggere i propri percorsi di crescita attraverso gli elaborati che hanno costruito e che noi provvediamo a mettere a loro disposizione valorizzandoli tramite una curata presentazione e conservazione.

Documentiamo per le famiglie per renderle partecipi di quello che i loro bambini stanno sperimentando, provando e interrogando attraverso racconti costruiti tramite immagini ed elaborazioni scritte (trascrizione delle conversazioni, stesura dei progetti, sintesi diaristiche di alcuni momenti salienti delle giornate ecc.); è così che facciamo cogliere i processi di conoscenza e apprendimento che i loro figli stanno vivendo tramite quanto accade nella quotidianità del nido e della scuola.

La documentazione per il mondo esterno (territorio, amministrazione, altre realtà educative ecc.) è altrettanto fondamentale per narrare agli altri la propria identità e le proprie scelte educative e pedagogiche: presentarsi, raccontarsi e dichiararsi sono opportunità utili per far conoscere e comprendere i contesti professionali di appartenenza e per promuovere attivamente la cultura dell’infanzia.

Infine la documentazione per l’interno (intesa come stesura di osservazioni, progettazioni, annotazioni, verbali ecc.) non ha minor valore. Si tratta di una documentazione democratica nella prospettiva della condivisibilità: leggere una documentazione, interpretare una situazione, analizzare un dato rilevato non sono attività che possono essere operate da soli ma che devono essere condotte all’interno di un’area di confronto con i colleghi. La possibilità del confronto è realizzabile tramite la documentazione perché consente all’educatore, attraverso gli interrogativi, le curiosità, gli immaginari e le aspettative delle altre figure, di andare oltre le proprie personali aspettative, favorisce uno scambio finalizzato alla condivisione dei propri riferimenti e delle proprie idee in merito a un bambino, una famiglia, un’esperienza, o altro ancora, permette di prendere consapevolezza e contatto con i propri pensieri. È la documentazione, attraverso il dialogo all’interno del gruppo di lavoro, che agevola il gruppo stesso nel recuperare, riconoscere e costruire la propria identità e il proprio stile educativo.

La documentazione diviene quindi strumento imprescindibile per la costruzione e la valorizzazione della professionalità, rappresentando quell’occasione che, per quanto faticosa e bisognosa di progettazione, permette la propria crescita e la propria riflessività.

 

Per i genitori

Chi lavora nei servizi per la prima infanzia ha sviluppato una competenza importante per chi, a vario titolo, ne è coinvolto: bambini, famiglie e territorio.

Essa si concretizza in forme e in metodologie molto diversificate, ma che hanno come primo obiettivo quello di comunicare ad altri ciò che succede all’interno delle scuole e dei nidi d’infanzia. È una competenza chiave, che qualifica il ruolo degli educatori e degli insegnanti e che rafforza la qualità del servizio, mettendone in risalto la cultura dell’infanzia che in quel luogo viene promossa e sostenuta.

La competenza a cui ci riferiamo è relativa al saper progettare, organizzare e costruire materiale di documentazione della vita all’interno del servizio.

Perché è importante, per i genitori, che gli educatori e gli insegnanti sappiano documentare? Cosa vogliamo e possiamo sapere della quotidianità dei nostri figli al nido o alla scuola d’infanzia? Quale valore ha una buona documentazione per le famiglie, quando possono parlare quotidianamente con le educatrici e le insegnanti? Cosa dobbiamo cercare quando ci fermiamo a osservare un cartellone, a sfogliare un album o un diario giornaliero o di sezione? Cosa ci dobbiamo aspettare, quando le insegnanti o gli educatori consegnano nelle nostre mani la documentazione di un anno (o di più anni) di esperienza al nido o alla scuola d’infanzia del nostro bambino?

Nella documentazione cartacea, multimediale, fotografica, ma comunque, “istituzionale”, dovremmo trovare la narrazione di come si sono sviluppati i processi educatici, esperienziali e ludici in cui sono stati coinvolti i nostri figli, insieme agli altri. Non si tratta di avere tra le mani i disegni, gli elaborati o quelli che vengono comunemente chiamati “lavoretti”. Non sono questi gli elementi più significativi e importanti della documentazione. L’idea stessa di lavoretto è superata e considerata come qualcosa che svilisce l’intelligenza dei bambini, che non corrisponde alle reali possibilità di agire con creatività e inventiva, ciascuno a suo modo e in sinergia con gli altri.

Stiamo parlando di narrazioni di storie, di racconti di esperienze, di descrizione di processi, che sappiano restituire il significato dell’agire educativo in quel contesto. Nella documentazione dovremmo poter leggere non tanto il cosa, quanto il come sono stati portati avanti i progetti dai bambini e dagli adulti, insieme. La documentazione dovrebbe far crescere in noi il desiderio di saperne di più e di comprendere più a fondo le scelte pedagogiche e metodologiche che hanno sostenuto la realizzazione delle esperienze. Non è il prodotto finale, quanto il processo in cui i nostri figli sono stati coinvolti a restituirci la profondità dei significati della relazione educativa dentro ai servizi.

Quando è di buona qualità, la documentazione ci racconta come viene pensato il bambino in quel contesto. Rappresenta un ottimo strumento di conoscenza delle modalità di lavoro e della filosofia che sostiene quel servizio. Possiamo attingere a questo strumento per leggervi cosa si pensa in merito all’infanzia e all’educazione all’interno di un collegio, prima di entrare a farne parte.

La documentazione personale, infine, dovrebbe riportare gli aspetti significativi, i passaggi essenziali, le relazioni importanti dei nostri bambini al nido e alla scuola d’infanzia. Qualcosa su cui potremo ritrovare il senso, insieme ai nostri figli, anche a distanza di anni, quando avremo desiderio di andare a rileggere come sono stati – e non solo cosa hanno fatto – nella loro esperienza da 0 a 6 anni.


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