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Stare in dialogo

di Elisabetta Marazzi e Daniela Mainetti

 

Chi lavora in ambito educativo si pone continuamente domande dando così a esse un’accezione autoformativa, ricercando responsabilmente le migliori soluzioni e strategie possibili.

 

Vivere l’ambientamento

Per gli educatori e gli insegnanti

 

Nella vita dei contesti educativi settembre rappresenta il momento della ripresa e il tempo in cui tutto ricomincia ed è soprattutto il periodo in cui prendono avvio gli ambientamenti dei bambini con le loro famiglie. Parlare di ambientamento, per i professionisti, rappresenta tenere in considerazione differenti aspetti e soggetti.

Pensare a questo periodo significa partire dal presupposto che i soggetti da tenere presenti sono i bambini, i loro genitori e le colleghe. I bambini inizieranno a vivere il nido o la scuola dell’infanzia nella propria quotidianità, ad abitare spazi fino a quel momento ignoti, a sperimentare nuove relazioni rispetto a differenti figure adulte e ai pari. Ambientare i bambini significa altrettanto ambientare i genitori, prestare loro una specifica attenzione nella consapevolezza che i genitori sono chiamati a fidarsi di adulti altri che non conoscono e che non sanno come agiranno con i propri bambini, permettere loro di conoscere che cosa vuol dire vivere all’interno di un contesto educativo, avviare un processo di riflessione e confronto relativamente alle pratiche educative, all’idea di bambino e all’idea stessa di educazione. Non da ultimo, affrontare il periodo dell’ambientamento comporta rivivere questo tempo con le colleghe e il gruppo di lavoro: rimanda al bisogno di confrontarsi sul significato di quest’esperienza, sul benessere dei bambini, delle mamme e dei papà, sui contenuti delle osservazioni raccolte. L’ambientamento è, di fatto, un affare di tutte le persone che vivono le realtà educative.

Pensare il tempo dell’ambientamento significa inoltre, per gli educatori e gli insegnanti, progettare tempi, spazi e relazioni a partire da un attento lavoro di osservazione.

L’osservazione e l’ascolto sono gli strumenti fondamentali utili a progettare le differenti situazioni appena menzionate.

Progettare i tempi comporta tenere presente la differente esperienza del tempo che ciascuno sperimenta: se diverso è ragionare sui tempi tecnici o sui tempi reali dell’ambientamento, altrettanto i tempi delle coppie in ambientamento sono fra loro profondamente differenti, come differenti possono essere i bisogni di ciascuna famiglia (proviamo a pensare alla fatica organizzativa nel tenere insieme i tempi richiesti dai servizi, dal mondo del lavoro di ciascun genitore, dai bambini nei confronti della propria mamma e del proprio papà, dai genitori verso se stessi).

Progettare spazi rimanda alla scelta di ripensare gli interessi e i bisogni dei bambini quali elementi fondamentali per rivedere i luoghi in cui essi iniziano a vivere al nido e a scuola affinché possano sentirsi accolti e pensati e, pertanto, possano essere accompagnati nella costruzione di una relazione di fiducia con gli adulti con cui vivono quotidianamente (un bambino che trova nello spazio sezione un gioco o un materiale per lui significativo può usarlo per un’efficace gestione delle proprie emozioni).

Infine, progettare le relazioni: i professionisti dell’educazione sono chiamati a osservare i comportamenti delle coppie e le dinamiche relazionali che si svolgono tra loro, le emozioni e i bisogni espliciti e impliciti dei bambini, dei genitori e dei professionisti, ad auto-osservare il proprio modo di stare con i bambini e i loro adulti per ripensarlo in relazione agli obiettivi dell’ambientamento.

Si tratta di un periodo complesso, ma anche di una grande occasione utile alla costruzione di relazioni che ci accompagneranno nel tempo a venire.

 

Per i genitori

Per molti anni della nostra vita, durante l’infanzia e l’adolescenza, settembre ha avuto il sapore speciale dei periodi di transizione, denso di ambiguità e di contraddizioni. È stato il mese in cui si ritornava alle consuete abitudini, a volte rassicuranti, a volte meno. Il mese in cui riprendere i contatti con gli amici significava raccontare a qualcuno di importante le proprie imprese estive per poi riscoprirsi un po’ uguali e un po’ diversi.  Ma settembre è stato anche il mese delle grandi novità, dei passaggi di crescita, il mese in cui fare i conti con l’esaltazione di “sentirsi più grandi”, ma anche con la fatica di entrare in nuovi contesti scolastici e relazionali.

Ora, da adulti e genitori, l’ambientamento dei nostri bambini al nido o alla scuola dell’infanzia ci può rimettere in contatto con la bellezza e la fatica che il percorso di crescita porta con sé, come due aspetti intrecciati e complementari.

Quando parliamo di ambientamento, ci riferiamo al periodo di graduale e progressiva “appropriazione” della dimensione abitativa di ciascuna coppia genitore-figlio all’interno del contesto educativo. Non pensiamo ai nidi e alle scuole come a luoghi in cui il bambino si inserisce in maniera passiva, ma come ambienti di vita che abiterà per alcuni anni. Trovare la propria dimensione, quindi, è la condizione che permette a ciascun bambino di sentirsi bene in quel contesto e di diventarne parte attiva per agire i cambiamenti che lì avverranno, nel tempo.

Qual è il significato della presenza dei genitori in ambientamento? Come può il genitore gestire serenamente le due dimensioni della bellezza e della fatica?

Ciascuna coppia genitore-bambino ha stili relazionali personali e ogni mamma e papà sa, anche solo per intuizione, ciò che può facilitare il percorso di ambientamento del figlio. Quando si chiede al genitore di fermarsi qualche giorno al nido o a scuola è anche perché si considera importante condividere con lui questi saperi. Vedere i modi e le consuetudini che caratterizzano la relazione tra genitore e figlio può, infatti, facilitare il percorso di ambientamento.

D’altra parte il genitore ha bisogno di vedere e capire quali opportunità avrà il suo bambino nel servizio. Lo scambio, concreto e visibile, di conoscenze è il primo passo che gli adulti dovrebbero compiere nel percorso di ambientamento.

I distacchi graduali sostengono nel bambino la consapevolezza che il genitore non lo stia abbandonando in un luogo sconosciuto. Le prime separazioni, però, potrebbero essere faticose per entrambi.

Lo sguardo benevolo e fiducioso degli adulti nei confronti del bambino e del contesto aiuta ad affrontare questa fatica. L’ambientamento, infatti, è un tempo e uno spazio che gli adulti si prendono per creare un rapporto fiduciario, che consentirà loro di condividere la responsabilità educativa.

Per il bambino è importante avere intorno a sé persone che si parlano con interesse reciproco e senza necessariamente passare attraverso di lui. Un dialogo aperto, trasparente e legittimo tra educatore e genitore aiuta il bambino a sentirsi in un ambiente sereno e sufficientemente rassicurante da consentirgli la sperimentazione di sé.

La fatica e la bellezza si vedranno nei distacchi, progressivamente sempre più sereni e nei ricongiungimenti, quando ci si riscoprirà, genitori e figli, con più esperienza, un po’ uguali e un po’ diversi.

L’augurio è di poter avere dentro di sé un settembre che permetta di sentire, ogni volta, la soddisfazione dell’impegno di crescere.


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