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di Claudia OttellaPsicologa e coordinatrice educativa

 

La riflessione su un tema si articola attraverso il punto di vista di chi nei servizi lavora, predisponendo il progetto educativo e chi i servizi li vive e cioè le famiglie.

 

Intenti e aspettative

Ogni viaggio per compiersi deve cominciare e ognuno di noi, in ogni nuova esperienza che affronta nella vita, porta con sé un bagaglio di aspettative ovvero di previsioni create sulla base delle proprie esperienze passate, utilizzate per orientarsi nel futuro. Queste aspettative possono avere un ruolo adattivo, ma talvolta, nell’intersecato contesto delle relazioni, possono anche essere ostacolanti. Nelle relazioni che animano i servizi, gli intenti e le aspettative sono elementi che devono incontrarsi e misurarsi.

Il punto di vista dei servizi

I servizi educativi (e scolastici) sono un’istituzione che possiede caratteristiche uniche che la distinguono da ciò che c’è fuori (W. Willard, Sociology of teaching, Russell and Russell, New York, 1961) e quindi è molto probabile che chi a essi si affaccia per la prima volta non ne conosca dinamiche e meccanismi. Ciascun percorso, prima di cominciare, esiste nella mente di qualcuno: nel nostro caso prima di tutto negli intenti degli educatori e degli insegnanti, che con cura lo predispongono, ma, ovviamente, anche nelle aspettative dei genitori e nell’energia dei bambini che affrontano il nuovo. In questo contesto intenti e aspettative si incontrano e si confrontano. Ogni nuovo incontro è raccontato nelle dinamiche emotive dei piccoli, degli educatori e dei genitori e attraversarle con la consapevolezza di rispondere a bisogni e aspettative radicate dentro i vissuti degli attori di questo percorso è compito di noi professionisti dell’educazione. Ascoltare e accogliere aspettative non vuol dire necessariamente piegarsi a esse, ma significa saper rileggere e anche saper proporre ed esporre le proprie intenzioni affinché “attese disattese” non sfocino in insoddisfazioni, frustrazioni, delusioni. Il punto è quindi sapersi porre in una posizione che racchiuda più prospettive, creando contesti educativi dove l’intento non sia di offrire tutto e di più, solo per l’esigenza e il desiderio di dare risposte a tutti, ma di trovare un equilibrio che sia in grado di accogliere la domanda con un’offerta qualificata e qualificante.

Il punto di vista delle famiglie

I bisogni, e di conseguenza le aspettative, che animano la nostra società oggi sono molteplici. Se la maggior parte delle famiglie sceglie il nido principalmente per necessità organizzative di gestione dei propri impegni lavorativi e personali, e alcune lo fanno per permettere ai bambini di socializzare, non sempre questa scelta è frutto della consapevolezza di offrire un’importante opportunità di crescita ai propri figli. Se manca la consapevolezza dell’importanza educativa di questa scelta non è sempre facile generare aspettative che determinino positive conseguenze sulla qualità delle proposte che i servizi offrono. Nell’ipotesi di fare nostre anche regole distanti dal punto di vista a cui siamo abituati, possiamo esplorare leggi economiche che ci ricordano però che la domanda genera offerta ma vale anche il principio contrario: allora diventa importante il nostro modo di proporre i servizi, in quanto capace di generare una domanda le cui aspettative rispondono a proposte di alto livello qualitativo, collocandoci, nei confronti delle famiglie, in una prospettiva di crescita e contribuendo a creare una reale cultura educativa, proprio a partire dalle attese che da esse si generano.