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di Claudia Ottella

Psicologa e coordinatrice educativa

 

La riflessione su un tema si articola attraverso il punto di vista di chi nei servizi lavora, predisponendo il progetto educativo e chi i servizi li vive e cioè le famiglie.

 

Iniziative per le famiglie... quando il nido va oltre

 

Accanto al servizio tradizionale sempre più spesso vengono attivate iniziative complementari rivolte alle famiglie, con l’obiettivo dichiarato di costruire relazioni e opportunità di incontro e condivisione, ma che talvolta risultano essere strumenti per dare nuova visibilità a un servizio che vive un momento di crisi e di ripensamento a causa delle difficoltà sociali delle famiglie. Quando ciò accade non sempre è facile riconoscere il pensiero progettuale che si cela dietro a tali proposte che, se non pianificate e condivise negli obiettivi, rischiano invece di apparire come una confusa bulimia di offerte.

 

Il punto di vista dei servizi

Non c’è nulla di male nel considerare questi momenti non solo quali opportunità per favorire la partecipazione delle famiglie alla vita del servizio, ma anche come spunti per aumentare la propria visibilità sul territorio. È innegabile che oggi sia necessaria anche una buona dose di marketing nel pensare all’immagine del proprio servizio, e per promuovere i valori che lo animano, ma queste strategie vanno comunque sempre progettate a partire dalla valutazione attenta del senso delle cose.

La declinazione del concetto di partecipazione è variamente interpretata, ma molto diffusa è la pratica di proporre momenti complementari al servizio tradizionale, quali laboratori, occasioni di incontro ecc.; ciò a cui occorre porre particolare attenzione è il fatto che dietro alla connotazione educativa non ci sia semplicemente un tentativo di proporre per proporre, ma che questa scelta sia generata da una particolare attenzione, di chi i servizi li abita tutti i giorni, a formulare proposte che, rivolte all’esterno, parlino di sé e del proprio pensiero in maniera chiara e coerente. Se poi vogliamo comunque mantenere un focus sull’aspetto promozionale che queste iniziative possono possedere, occorre tener presente che, data la particolarità del “prodotto”, esso si sposta inevitabilmente da una logica consumistica di mero rapporto con l’acquirente, a una logica più relazionale, dove il potenziale cliente è coinvolto in interazioni complesse, interdipendenti e che richiedono una fiducia reciproca. Non basta offrire un prodotto allettante o pubblicizzarlo con gusto, il contenuto deve essere esplicito e di qualità!

 

Il punto di vista delle famiglie

Sentirsi accompagnati nel delicato compito educativo, avendo a disposizione opportunità, spazi e tempi che permettano di accrescere e rinforzare le proprie competenze genitoriali sta diventando un’esigenza pressante per le famiglie di oggi, spesso sole in un contesto sociale in continua trasformazione. Condividere il percorso educativo del proprio bambino all’interno del servizio a cui viene affidato, peraltro, deve essere parte integrante e non opzionale di un progetto comune finalizzato al suo benessere. In queste occasioni il servizio però non deve “salire in cattedra” ma, al contrario, abbandonare atteggiamenti tecnicistici, per costruire relazioni basate su valori concreti di alleanza educativa. Le famiglie hanno diritto a prodotti e proposte il cui valore sia ben riconoscibile e concreto. Non basta infatti pensare alla loro partecipazione in quanto “consumatori”, è necessario sviluppare risposte reciprocamente formative, che incoraggino il dialogo anche in modo strategico, costante e non saltuario, affinché tutte le parti coinvolte nello scambio possano davvero beneficiarne. In questo senso le offerte rivolte alle famiglie devono uscire sia dalla dimensione del laboratorio fine a se stesso che, all’apposto, da proposte puramente teoriche farcite solo da sterili enunciazioni di paradigmi che altri devono applicare, per diventare concrete, capaci di trasmettere, condividere e avviare percorsi di crescita e di riflessione.