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Servizi e famiglie

di Claudia Ottella

Psicologa e coordinatrice educativa

 

La riflessione su un tema si articola attraverso il punto di vista di chi nei servizi lavora, predisponendo il progetto educativo e chi i servizi li vive e cioè le famiglie.

 

Educare alla sicurezza

Gli indirizzi per la sicurezza e le normative che applichiamo dentro e fuori i locali dei nostri servizi sembrano talvolta imbrigliare ogni azione, ogni possibilità di sperimentazione dei bambini: ma siamo proprio certi che queste indicazioni, interpretate alla lettera (e anche oltre) debbano essere tanto restrittive? Ci viene anche richiesto di educare alla sicurezza praticandola, intendendo con ciò l’abitudine all’applicazione puntuale di disposizioni, ma questo significa proprio eliminazione di ogni possibile rischio esistente?

 

Il punto di vista dei servizi

Educare alle differenze, alla teatralità, all’arte… educazione alimentare, musicale, ambientale: le nostre progettazioni sono intensamente ricche di proposte che si prefiggono esperienze e percorsi di avvicinamento consapevole ad alcune importanti tematiche di vita, ma in questo caleidoscopio di offerte, ce n’è una che non viene mai affrontata in maniera diretta e attiva ed è relegata a sfondo, a elemento costitutivo delle nostre realtà, con cui facciamo i conti tutti i giorni, in un’interazione che limita anziché avanzare proposte di sperimentazione.

In questo campo non c’è differenza, non si educa alla sicurezza (e tanto meno al rischio) in nessuna fascia di età, perché il rischio è qualcosa da evitare sempre, non da affrontare, e la sicurezza nella quale si compiono le azioni dei bambini un dovere nella predisposizione di accorgimenti strutturali e organizzativi che impediscono di avvicinarsi alla soglia critica, mai di accostamento graduale e di riflessione guidata alle conseguenze delle proprie azioni. Ma se educhiamo alle differenze facendo conoscere ai bambini le opportunità e l’arricchimento che esse offrono, se educazione alimentare significa acquisizione di buone abitudini e non eliminazione di ogni cibo dannoso dalla loro vita, perché questo non può accadere con il rischio? Perché non possiamo accompagnare i bambini all’apprendimento di buone abitudini nel rapporto tra le opportunità di movimento che il corpo offre e le asperità del mondo reale? Circondare in nome della sicurezza i bambini di un finto mondo ovattato e sterile non è educarli alla sicurezza, ma rubare loro opportunità di scoperta.

 

Il punto di vista delle famiglie

Perché il gioco libero nella natura fa tanta paura? Perché le abitudini delle famiglie sono cambiate al punto che anche il minimo danno appare un evento catastrofico? L’iperprotettività e la continua sorveglianza, su ogni azione che i bambini compiono, generano un controllo esasperato che, se pur messo in atto con buoni propositi, provoca un senso di apprensione continuo, che trasmette in loro la percezione e la convinzione di non essere in grado di fare. Ricordiamoci che i bambini sono estremamente sensibili e percepiscono l’ansia degli adulti relativamente ai loro comportamenti e, a loro volta, possono cominciare a sentirsi ansiosi e irritabili (non certo la sensazione che vorremmo provassero mentre giocano).

Un utile strumento a questo scopo è la noia, perché lasciare che i bambini possano dedicarsi al gioco autonomo e creativo, senza l’incombenza di un adulto supervisore e organizzatore è il primo passo per garantire loro il diritto di fare. Le vacanze sono sicuramente il periodo migliore per cominciare a offrire piccoli spazi di autonomia anche ai più piccoli, per trovare l’occasione di godere di momenti di libertà che mettono alla prova, spalancando le porte a un futuro nel mondo.

Sia che siamo educatori o insegnati sia che siamo genitori, la regola da seguire è di non impedire ma garantire la possibilità di “fare pratica”, di non vietare ma stabilire regole chiare, di non eliminare totalmente ma incoraggiare con fiducia a mettere in campo le abilità necessarie a superare gli ostacoli.