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Leggi la prima pagina a cura di Monica Guerra

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Legge 107/2015

Legge 1072015

Riflessioni e spunti al margine dei decreti attuativi sullo 0-6 

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Dialogando tra Enti

Dialogando tra Enti

a cura di Claudia Ottella e Elisabetta Marazzi ... ... ... ... ... ... ... Uno spazio di incontro e confronto su un unico tema, un unico argomento affrontato dal punto di vista dei diversi gestori di servizi 0-6.

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Domande generative

Domande generative

di Elisabetta Marazzi, Pedagogista e formatrice   Chi lavora in ambito educativo si pone continuamente domande dando così a esse un’accezione autoformativa, ricercando responsabilmente le migliori soluzioni e strategie possibili.    Angolo simbolico... perché rifare un paese? Proprio prima dell’estate sono andata in un asilo nido ligure; il gruppo di lavoro mi ha fatto vedere gli spazi di vita dei bambini e mi ha illustrato il progetto che ne accompagnava l’allestimento: ricostruire luoghi del paese in cui il nido si trova e in cui una parte dei bambini vive o che frequenta in virtù del nido. Al momento mi sono chiesta: perché tutto questo? Poi il personale educativo e la coordinatrice hanno iniziato a raccontare quello che era accaduto… I bambini nei mesi avevano arricchito il loro gioco simbolico rendendolo sempre più complesso, arrivando al nido e durante plurimi momenti della giornata esplicitavano verbalmente le cose che facevano con i genitori fuori dal nido (come andare a fare la spesa, dal benzinaio, vedere gli autobus di linea passare lungo la strada), con le educatrici avevano iniziato a uscire sul territorio andando a prendere il pane osservando tutto quello che accadeva intorno, si erano preparati per affrontare i loro momenti di uscita vestendosi da soli o con l’aiuto di adulti e pari e andavano elaborando quello che sarebbe accaduto loro di lì a breve o nei giorni successivi durante i momenti di gioco ed esperienziali.  Dopo siffatte narrazioni tutto si è chiarito e il perché è stato immediato, una connessione di parole ha ridato senso a tutte le azioni compiute… spazi, progettazione, ascolto, autonomia e rete. Tra queste una in particolar modo sembrava essere immediata: “rete”, intesa dal punto di vista del territorio e della comunità in cui l’esperienza del nido si svolge e del valore relazionale che gli eventi assumono se non lasciati chiusi in se stessi, nella consapevolezza che “Il territorio costituisce lo spazio, lo scenario, lo sfondo sul quale il soggetto vive e si muove, […] l’ambiente nel quale l’individuo costruisce le proprie esperienze e le proprie relazioni, che influenza ed è influenzato dalle vicende che vi si realizzano” (S. Kanizsa, S. Tramma, Introduzione alla pedagogia e al lavoro educativo, Carocci, Roma, 2011). Così i bambini del nido sono usciti sul territorio, hanno visitato le botteghe che lo popolano e incontrato le signore della panetteria vivendo un’esperienza di forte radicamento rispetto alla quale ciascuno è stato capace di donare un sorriso all’altro e per cui il territorio si è sentito responsabile del benessere di un’infanzia vissuta e percepita e non solo conosciuta come vicina di casa. È allora questo il valore del territorio e della comunità intesa con le parole di Bauman per cui la comunità è “un luogo caldo, un posto intimo e confortevole”, dove sentirsi al sicuro, protetti. All’interno di questo “cerchio caldo” si respira un clima di fiducia e solidarietà reciproche: i membri della comunità possono sempre contare sulla simpatia e l’aiuto degli altri membri, in una condizione di naturale comprensione (Z. Bauman, Voglia di comunità, Laterza, Roma-Bari, 2001).  Bambini e bambine che vanno in strada accompagnati dal forte pensiero progettuale delle educatrici, adulti che li accolgono avviando un dialogo in cui ciascuna delle parti è attiva e protagonista significa raccogliere la sfida, decidere di trasformare il territorio nel luogo che può realmente “produrre e risolvere problemi, un contesto nel quale i servizi […] dovrebbero essere orientati ad aumentare i livelli di benessere individuale e collettivo dei soggetti che in quello spazio/tempo vivono e si muovono” (S. Tramma, Pedagogia sociale,Guerini, Milano,2010)… significa costruire concretamente “rete”!

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Servizi e famiglie

Servizi e famiglie

di Claudia Ottella, Psicologa e coordinatrice educativa   La riflessione su un tema si articola attraverso il punto di vista di chi nei servizi lavora, predisponendo il progetto educativo e chi i servizi li vive e cioè le famiglie.   Intenti e aspettative Ogni viaggio per compiersi deve cominciare e ognuno di noi, in ogni nuova esperienza che affronta nella vita, porta con sé un bagaglio di aspettative ovvero di previsioni create sulla base delle proprie esperienze passate, utilizzate per orientarsi nel futuro. Queste aspettative possono avere un ruolo adattivo, ma talvolta, nell’intersecato contesto delle relazioni, possono anche essere ostacolanti. Nelle relazioni che animano i servizi, gli intenti e le aspettative sono elementi che devono incontrarsi e misurarsi. Il punto di vista dei servizi I servizi educativi (e scolastici) sono un’istituzione che possiede caratteristiche uniche che la distinguono da ciò che c’è fuori (W. Willard, Sociology of teaching, Russell and Russell, New York, 1961) e quindi è molto probabile che chi a essi si affaccia per la prima volta non ne conosca dinamiche e meccanismi. Ciascun percorso, prima di cominciare, esiste nella mente di qualcuno: nel nostro caso prima di tutto negli intenti degli educatori e degli insegnanti, che con cura lo predispongono, ma, ovviamente, anche nelle aspettative dei genitori e nell’energia dei bambini che affrontano il nuovo. In questo contesto intenti e aspettative si incontrano e si confrontano. Ogni nuovo incontro è raccontato nelle dinamiche emotive dei piccoli, degli educatori e dei genitori e attraversarle con la consapevolezza di rispondere a bisogni e aspettative radicate dentro i vissuti degli attori di questo percorso è compito di noi professionisti dell’educazione. Ascoltare e accogliere aspettative non vuol dire necessariamente piegarsi a esse, ma significa saper rileggere e anche saper proporre ed esporre le proprie intenzioni affinché “attese disattese” non sfocino in insoddisfazioni, frustrazioni, delusioni. Il punto è quindi sapersi porre in una posizione che racchiuda più prospettive, creando contesti educativi dove l’intento non sia di offrire tutto e di più, solo per l’esigenza e il desiderio di dare risposte a tutti, ma di trovare un equilibrio che sia in grado di accogliere la domanda con un’offerta qualificata e qualificante. Il punto di vista delle famiglie I bisogni, e di conseguenza le aspettative, che animano la nostra società oggi sono molteplici. Se la maggior parte delle famiglie sceglie il nido principalmente per necessità organizzative di gestione dei propri impegni lavorativi e personali, e alcune lo fanno per permettere ai bambini di socializzare, non sempre questa scelta è frutto della consapevolezza di offrire un’importante opportunità di crescita ai propri figli. Se manca la consapevolezza dell’importanza educativa di questa scelta non è sempre facile generare aspettative che determinino positive conseguenze sulla qualità delle proposte che i servizi offrono. Nell’ipotesi di fare nostre anche regole distanti dal punto di vista a cui siamo abituati, possiamo esplorare leggi economiche che ci ricordano però che la domanda genera offerta ma vale anche il principio contrario: allora diventa importante il nostro modo di proporre i servizi, in quanto capace di generare una domanda le cui aspettative rispondono a proposte di alto livello qualitativo, collocandoci, nei confronti delle famiglie, in una prospettiva di crescita e contribuendo a creare una reale cultura educativa, proprio a partire dalle attese che da esse si generano.

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Attrezzi e Materiali

Attrezzi e Materiali

di Mao Fusina e Sara Vincetti

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Una storia lunga trent'anni

Una storia lunga trentanni

Vorrei abbonarmi a Bambini: cosa devo fare?

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Norme redazionali

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Tutti coloro che sono attivamente impegnati nel mondo dei servizi per l’infanzia 0-6 possono collaborare con la rivista “Bambini”

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